ICP 2010/Uncategorized

Report 27 Ottobre

LA CITTA` DELLA PACE?

Ierushalaim, in antico ebraico, significa citta` della pace. Eppure ad onta del suo nome questa citta e` stata teatro di lunghe guerre. L`ultima in ordine temporale e`la guerra dei sei giorni (1967) durante la quale Israele ha conquistato Gerusalemme est . Da allora e` partita un´opera di “giudaizzazione” della citta` che attualmente sta raggiungendo livelli senza precedenti.  Con giudaizzazione della citta si intende l` espulsione sistematica dei palestinesi dalle loro case. Durante  il 2008, infatti, 4577 cittadini palestinesi  sono stati privati del loro diritto di residenza in Gerusalemme attraverso il ritiro della Green Identity Card, una cifra pari alla meta` delle espulsioni degli ultimi quarant`anni (Nonostante infatti Gerusalemme Est sia stata annessa unilateralmente da Israele, i suoi abitanti non hanno mai ricevuto la cittadinanza israeliana e hanno dei diritti civili e politici molto limitati).

Come parte del programma della conferenza delle olive, abbiamo visitato Sheikh Jarrah e Silwan, i quartieri palestinesi piu colpiti da questa politica.

Dagli anni ´70 Sheikh Jarrah e` nel mirino  delle organizzazioni dei coloni, che cercano di ottenerne il controllo per aumentare la presenza di insediamenti ebraici in un`area strategica di Gerusalemme Est.

Avevamo appuntamento con la famiglia al Ghawi, una delle quattro famiglie gia` sfrattate dopo aver vissuto nelle loro case per tre generazioni. Ci hanno illustrato la situazione loro e dei loro vicini (su altre 25 famiglie pende un ordine di evacuazione). Ben piu` che dalle parole, pero`, l`ingiustizia della loro situazione era resa evidente dalla vista dei coloni che tranquillamente andavano e venivano dalle case occupate, con la sicurezza di chi ritiene di avere tutto il diritto di essere in quel posto, e la forza di imporre la propria presenza. Significativo e`stato il racconto di uno dei membri della famiglia al Ghawi. Al momento dello sfratto aveva cercato di chiedere alle forze israeliane dove avrebbero dovuto vivere. La risposta era  stata la seguente “fate un po` voi, ci sono altri cinque o sei Paesi in Medio Oriente”.

Anche un tentativo di confronto diretto con uno dei coloni ha dimostrato la freddezza e il disinteresse di questa gente per il male causato: avendolo visto sulle scale della casa della famiglia al Ghawi, insieme ad altri internazionali gli abbiamo chiesto con che diritto avesse usurpato quell`abitazione. Sulle prime ci ha ignorato, ma poi, visto il reiterarsi delle nostre domande, si e` limitato a dirci “adesso chiamo la polizia”, e ha cercato di fotografare la targa del nostro autobus, ma glielo abbiamo impedito, mettendoci davanti alla stessa.

Prima di recarci a Silwan, abbiamo fatto tappa alla sede di Gerusalemme della Croce Rossa Internazionale, dove abbiamo incontrato tre membri del “National Committee to Resist Deportation”. Dopo le elezioni palestinesi del 2006 sono stati imprigionati con la motivazione dell`essere stati nominati al Parlamento Palestinese con Hamas. Rilasciati il      2 giugno di quest`anno, hanno ricevuto un ordine di lasciare Israele, e quindi anche Gerusalemme Est, entro 30 giorni. Questo nonostante gia`  la risoluzione ONU n. 799/92 avesse stabilito chiaramente che anche a Gerusalemme Est, come a tutti i territori occupati, si applica la quarta convenzione di Ginevra, che proibisce la deportazione di civili. La stessa convenzione inoltre, proibisce l` imposizione, ai cittadini di un territorio occupato,  di un obbligo di fedelta` all` occupante. L` appartenza al movimento politico di Hamas, pertanto, non puo` di per se` giustificare, in base al diritto internazionale, l`espulsione di questi tre membri del Parlamento Palestinestinese

Nonostante cio`, pero`, questi tre uomini. da circa quattro mesi, sono costretti a farsi scudo della protezione diplomatica della Croce Rossa Internazionale, vivendo di fatto in una prigione, da cui non possono uscire senza rischiare l’ arresto e la deportazione.

Dopo quest`incontro ci siamo recati a Silwan dove siamo stati accolti in una grande tenda colorata costruita  per le attivita politiche e culturali degli abitanti e per gli incontri con gli internazionali, da dove si gode della vista di Al Bustan, zona del quartiere collocata a sud della moschea di Al Aqsa.  Tre persone ci hanno descritto una situazione drammatica: l` esistenza del sobborgo e´minacciata dal progetto della municipalita´di Gerusalemme di costruire nello stesso sito  una citta´archeologica sotterranea e un giardino nazionale ( City of  David).  Gli scavi stanno dunque indebolendo le fondamenta delle case palestinesi. Alcune scuole e moschee stanno per collassare mentre la municipalita di Gerusalemme riempie le crepe solo con lo stucco.  Nella zona di Al Bustan inoltre vi sono 88 case palestinesi che rischiano la demolizione per un totale di  1500 abitanti.

Significativa al riguardo la testimonianza di un signore, secondo il quale la municipalita` di Gerusalemme possiede delle mappe in cui le abitazioni sono numerate in modo da identificare meglio la prossima da demolire. La sua e` la numero 59, numero che compare addirittura sulle bollette che manda il Comune .  Ma e` di persone che si sta parlando, non di numeri! Gli abitanti di questo sobborgo vorrebbero solo vivere in pace nella terra in cui i loro antenati hanno vissuto per secoli e si chiedono ” E` realistico che nel 2010 si  debba vivere ancora con il timore che la propria casa possa essere demolita da un momento all altro  solo  perche il re Davide 3000 anni fa  marcio su queste terre?”

Le forze israeliane cercano inoltre di convincere gli abitanti di Silwan ad andare via sottoponendoli a terribili soprusi. Spesso infatti  attorniano le case con elicotteri e jeep e vi entrano con la forza, accompagnati da  cani inferociti. Alcune volte sono state gettate nelle abitazioni delle bombe a gas e delle donne incinte, inalando questi fumi, hanno abortito spontaneamente.

Nell` ultimo mese la tensione nel  sobborgo  e` ulteriormente cresciuta  a causa dell uccisione  da parte di un colono armato di uno dei residenti palestinesi  della zona, Samer Sarhan, il 22 settembre. Violenti scontri tra forze israeliane e giovani palestinesi armati solo di pietre sono all ordine del giorno. L `8 ottobre, il colono  David Be`eri ha investito due ragazzi palestinesi, che hanno riportato alcune fratture. Il colono in questione e` stato interrogato al riguardo dalla polizia, senza nessuna conseguenza legale, mentre il 17 ottobre il tribunale di Gerusalemme  ha ordinato due settimane di arresti domiciliari per i ragazzi  colpiti.  Durante il nostro incontro alcuni  bambini ci hanno mostrato i loro vestiti strappati a causa delle percosse ricevute dai soldati israeliani.

Alla fine dell` incontro, i nostri amici  ci hanno chiesto di essere testimoni delle loro storie e di informare quante piu` persone possibile sulla realta` della vita dei palestinesi di  Gerusalemme.

Pace, olive e fantasia.

Progetto raccogliendo la pace.

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