ICP 2010/Uncategorized

Report 22-26 Ottobre

LA FORZA TRANQUILLA DI UNA DONNA

Umm Khaled, all´apparenza, e` una donna palestinese come tante: vesti nere le avvolgono il corpo e la testa, il volto segnato dimostra piu` anni di quanti probabilmente non abbia. Eppure questa donna, che secondo gli stereotipi occidentali dovrebbe essere ignorante e sottomessa a una societa´ patriarcale e oppressiva, possiede una forza non comune, una forza che hanno solo quelle persone che hanno molto sofferto, ma che hanno attraversato le difficolta´ a testa alta, senza piegarsi. L`abbiamo conosciuta a Jeeb al Theeb, durante la riunione che avevamo programmato per sabato scorso con gli abitanti del villaggio, per spiegare loro chi siamo e offrirgli il nostro aiuto per raccogliere le olive nei loro campi, minacciati, come gia´ sapete, dai Coloni di Teko`a e Noqedim. La riunione in se`, nonostante i nostri sforzi (avevamo perfino scritto un volontino, tradotto in arabo dal nostro coordinatore locale, che abbiamo distribuito a Zatara, il paese dove stiamo, il piu` vicino) non e` andata benissimo: complici anche i funerali di una donna del villaggio, morta all` improvviso, c` erano appena una decina di adulti, contorniati dagli immancabili bambini. Comunque, non ci perdiamo d`animo e il nostro coordinatore inizia a dialogare con i presenti. Anche senza le traduzioni volanti che ci fornisce tra una domanda e una risposta, capiamo che questa gente, dopo anni di intimidazioni e aggressioni vigliacche, ha comprensibilmente paura. Tuttavia, una donna, che poco prima aveva sottolineato i rischi per se` e la sua famiglia, decide di fare un tentativo. Questa donna e` Umm Khaled e, alla luce della lampada a petrolio (come sapete Jeeb al Theeb viene tenuta senza corrente elettrica da Israele), il suo volto riassume la storia della Palestina: la sofferenza per le offese ingiustamente patite, la speranza di vivere un giorno una vita dignitosa e la consapevolezza della necessita´ di continuare a resistere. L`appuntamento viene rapidamente fissato per le sette e mezza della mattina successiva, domenica. Alle sette cominciamo ad arrampicarci su per la montagna e, quando arriviamo in vista di Jeeb al Theeb, Umm Khaled e´ li che ci aspetta. Ci viene offerta una corposa colazione, una visita alla minuscola scuola primaria del villaggio e poi si parte: siamo noi volontari, Umm Khaled e un suo nipote. Un po` discosto, ci segue quel signore di cui avevamo parlato in precedenti post, quello assalito dai coloni e lasciato in punto di morte. Non parla, ma ci sorride e questo ci fa pensare che approvi la nostra presenza. Lungo il breve tragitto fino agli olivi di Umm Khaled, incombe su di noi la fabbrica israeliana di fertilizzanti, di cui abbiamo gia` parlato, con tutto il suo fetore. Peccato, perche´ senza di essa e le colonie, la vista, in questa giornata di inizio autunno, sarebbe davvero mozzafiato. Arrivati agli ulivi, scopriamo quello che gia` sospettavamo: i coloni, dopo aver proibito alla nostra accompagnatrice di accedere al suo terreno, hanno rubato la maggior parte delle olive. Nondimeno, ci mettiamo alacremente al lavoro e, dopo un paio d`ore, abbiamo quasi finito di raccogliere le olive rimaste, 15 kg circa, quando un colono, proprio quello di cui abbiamo gia` parlato (quello del primo giorno, quello delle pecore, quello dell`aggressione al signore) arriva col suo pick up bianco e si mette a osservarci da una certa distanza, mitra a tracolla. Dopo qualche minuto, in cui noi continuamo la raccolta, tira fuori il telefonino e parla con qualcuno, un certo Ariel, forse uno degli ufficiali della vicina base militare. A questo punto, memori di precedenti esperienze, noi ci aspettiamo l´arrivo dell´esercito, che pero` poi non verra´. Dato comunque che la raccolta e´ ormai terminata ci incamminiamo sulla strada del ritorno. Lungo il tragitto, il colono ci segue con la macchina a passo d´uomo tentando di spaventarci, mentre un suo compare, arrivato proprio mentre stavamo scendendo il crinale della collina, si insinua spavaldo tra di noi con una macchina fotografica e cerca di riprenderci. Da notare che, mentre noi, in segno di spregio al colono, insceniamo una specie di balletto per non farci fotografare, e rispondiamo a tono ai suoi sfotto`, Umm Khaled continua diritta per la sua via, senza degnarlo di uno sguardo. Alla fine i due coloni se ne vanno per un`altra strada e noi raggiungiamo il villaggio, dove Umm Khaled ci mostra la preparazione del Taboun, pane tipico palestinese. Pranziamo insieme e ci godiamo il panorama. Ad un certo punto, finita la scuola vediamo arrivare dalla strada sterrata che conduce a Jeeb el Theeb una scia di grembiuli colorati e zainetti. Sono i bambini del villaggio che passano tutto il pomeriggio a giocare con noi, regalandoci dei bellissimi sorrisi e superando la timidezza mostrata al nostro primo incontro.Verso le quattro, ci viene a trovare Haula, la protagonista della nostra precedente intervista, la quale invita le ragazze a passare del tempo a casa sua e a cucinare una cena italiana per lei e la sua famiglia. Il sole sta ormai tramontando, ci incamminiamo verso casa, con la splendida giornata nel cuore e con la speranza che altre persone di quel disastrato villaggio seguano l`esempio di Umm Khaled, una donna straordinaria. Pace, olive e fantasia Progetto Raccogliendo la pace

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