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Report 30-31 Ottobre

Matrimonio ai tempi della Resistenza

Questo venerdì, la manifestazione di al Masara si è inserita in un contesto particolare. Da due giorni infatti sono in corso i festeggiamenti del matrimonio di un abitante del villaggio. In attesa dell’inizio della manifestazione, un attivista del Popular Struggle si presenta con in mano un vestito da sposa chiedendo ad una volontaria di indossarlo. Una di noi subito si è prestata al gioco. Può risultare strano, ma dopo quattro anni, le manifestazioni settimanali sono talmente entrate nella vita di tutti i giorni che i palestinesi di Al Masara ci tengono a rendere anche gli eventi personali parte integrante della resistenza. Ad aprire il corteo c`era la macchina dello sposo accompagnata dal ritmo del tamburo, suonato tradizionalmente in queste occasioni. Oltre alla nostra delegazione italiana, era presente un altro gruppo di volontari del World Council of Churches, provenienti dall’Australia, dalla Svezia e dalla Germania impegnati in un progetto di monitoraggio in particolare sulla situazione nei Check Point. Come sempre,lungo il percorso si sono aggregati anche degli attivisti di Anarchists against the Wall, gruppo israeliano che sostiene la lotta popolare palestinese. I militari israeliani sono arrivati subito al solito punto di blocco, ma a differenza delle altre due volte che abbiamo partecipato alle manifestazioni, hanno arretrato e quindi il corteo ha potuto procedere avanti di duecento metri. Dopodichè, come di consueto, nonostante la natura pacifica della manifestazione e l’occasione gioiosa, l’esercito ha cominciato a lanciare bombe sonore e lacrimogeni, dividendo in due sia il corteo che la nostra delegazione. Davanti, i soldati hanno continuato a tirare questi ordigni sui manifestanti, mentre chi è stato costretto a fuggire per i gas inalati è stato soccorso dagli abitanti del villaggio pronti a fornire cipolle, noto antidoto all’ effetto dei lacrimogeni. Passata la nube tossica, la manifestazione si è di nuovo ricompattata e la meta’ della delegazione italiana colpita, ancora con i fumi in gola, si è ricongiunta agli altri intonando al megafono Bella Ciao, così come ci è stato richiesto dai nostri amici palestinesi. I soldati hanno indietreggiato, lasciando cinquanta metri tra i manifestanti e la linea di schieramento. Con il megafono, varie persone hanno fatto appello all’esercito affinchè posassero le armi e ci lasciassero passare, sia per consentire ai palestinesi di accedere alle loro terre, sia per festeggiare il matrimoni. Tra questi due attivisti israeliani si sono rivolti ai soldati in ebraico. Di fronte all’ insensibilità dei soldati, la delegazione italiana ha saputo rispondere alle richieste palestinesi di pensare qualcosa di creativo per smorzare la tensione: abbiamo cominciato a cantare a squarciagola una canzone americana stile anni cinquanta, “Goin’ to the Chapel”, che parla di un matrimonio. Di seguito abbiamo intonato altre canzoni come ” O’ surdat nnamurat”, filastrocche per bambini come ” ci son due coccodrilli ed un orangotango” e degli scioglilingua nonsense in inglese: “How much wood could a woodchuck chuck if a woodchuck could chuck wood” e ” Fuzzy Wuzzy was a bear, Fuzzy Wuzzy had no hair, Fuzzy Wuzzy wasn’t fuzzy, was he ?”. Con questi espedienti siamo riusciti a tenere a bada l’esercito per un pò di tempo, fino a quando i soldati hanno cominciato ad avanzare compatti. Noi in prima fila siamo rimasti stupiti vedendo che ci superavano, mischiandosi ai manifestanti, quando ad un certo punto abbiamo capito che il loro obiettivo era prelevare ed arrestare un attivista israeliano senza che ci fosse stata assolutamente alcuna provocazione da parte sua. L’esercito, mentre arretrava, ha ripreso a tirare bombe sonore in mezzo alla folla. Quando ormai le azioni dei soldati erano finite e tutti stavano montando sui blindati, abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione di viltà: uno di loro, con fare da bullo, si è nuovamente voltato e ha fatto finta di lanciare un’altra bomba per spaventarci. Alla fine della manifestazione, una signora, icona della protesta ad Al Masara, il cui figlio è stato ucciso, il marito è in prigione da ventotto anni perchè sospettato di terrorismo, la casa demolita, ci ha offerto il pranzo, ancora sotto lo sguardo dei militari israeliani che si erano posizionati su di una collina poco lontano. Tornati al villaggio, con i festeggiamenti ancora in corso, lo sposo ci ha offerto dei deliziosi dolci che hanno mitigato l’amarezza di una manifestazione repressa nella violenza. Pace, olive e fantasia. Progetto raccogliendo la pace.

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