ICP 2011/Uncategorized

14 ottobre – Yallah Al-Ma’sara

È partito Giovedì sera il progetto Olive Harvest 2011. Ci siamo trovati per la prima volta tutti alla Porta di Damasco a Gerusalemme, arrivando da luoghi e sensazioni diverse: chi per la prima volta a Gerusalemme, chi da Ramallah o da Jenin.

Stamattina siamo partiti per Al-Ma’sara, costeggiando un tratto di muro, mentre sulle colline prima di Betlemme si inseguono colonie in continua espansione e due out-posts, insediamenti di mobil homes  di coloni israeliani, formalmente illegali anche per lo stesso governo  – ma è in discussione negli ambienti governativi un progetto per renderli legali. Giunti nel villaggio siamo stati accolti dai leader del Comitato di Resistenza popolare, che ci hanno condotto in quella che sarà la nostra casa per i prossimi 15 giorni. L’obiettivo comune è sostenere la lotta non violenta al Al-Masa’ra e nei villaggi circostanti, accompagnando i contadini locali nei loro terreni minacciati dagli attacchi dei coloni.

Alle 12 e 30 inizia la manifestazione del Venerdì, con noi vi sono internazionali francesi, svedesi, svizzeri, alcuni attivisti israeliani, i giovani del villaggio, una anziana signora con la fotografia del figlio prigioniero politico e i rappresentanti del Comitato Popolare. Parlando con gli attivisti israeliani, scopriamo che uscendo da Beer Sheva per recarsi alla manifestazione la loro macchina è stata colpita da un grosso masso lanciato appositamente per fermarli. Dopo 200 metri, appena imboccata la Route 60 in direzione degli insediamenti colonici di Efrat, compaiono due jeep dell’esercito, e 20 soldati fronteggiano il corteo, facendolo rientrare al limite dell’entrata al paese.

La manifestazione continua con canti, proclami, bambini con le bandiere davanti ai mitra dei militari, per poi sciogliersi pacificamente un’ora più tardi.

A sera arriva la notizia del nostro impegno di domani: a Burin, nei pressi di Nablus, ad accompagnare la raccolta delle olive in una zona tra le più difficili per l’aggressività dei coloni. Saremo lì perché l’esercito israeliano ha annunciato che riuscirà a “garantire la sicurezza” dei contadini palestinesi solo fino a domenica.

Preoccupati per la tensione della zona di Burin, vogliamo comunque essere lì, ad accompagnare i contadini nella raccolta delle olive, sulla loro terra.

Yallah Zèitùn

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