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23 ottobre – Cartoline da Hebron

Al Khalil è una città emblematica, la faccia urbana dell’occupazione, un laboratiorio di segregazione e di controllo.

È più conosciuta con il suo nome ebraico, Hebron, entrambi i nomi significano letteralmente “l’amico”. Eppure questa città, che si trova nel sud della Cisgiordania a 25km da Betlemme, è tra le più cariche di odio. Ospita la Tomba dei Patriarchi, quindi rappresenta un luogo sacro per le tre maggiori religioni monoteiste; la tomba di Abramo, contesa tra musulmani ed ebrei, è rinchiusa e blindata tra una moschea e una sinagoga.

È la città dei checkpoint, l’unica in cui gli sbarramenti ed i blocchi alla circolazione sono imposti all’interno del centro cittadino.

Ospita circa 140 mila abitanti. Tra questi circa 500 sono coloni ebrei che hanno occupato alcuni edifici del centro cittadino, ma almeno 2000 soldati dislocati per le strade, sui tetti e nelle basi militari li “proteggono” dai vicini musulmani.

La città è divisa in due da una strada, Shuhada Street, lungo la quale tutti i negozi e gli accessi alle abitazioni hanno dovuto chiudere (devastando, tra l’altro, l’economia locale) lasciando spazio alle bandiere israeliane e a murales che propagandano un revisionismo storico tutto sionista…                                                                                      Yallah zaituna!

 

 

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2 thoughts on “23 ottobre – Cartoline da Hebron

  1. Occupare, distruggendo l’economia: qualche ulteriore dettaglio “in presa diretta”.
    A pochi metri dal check point ai piedi della moschea di Ibrahim e dell’adiacente sinagoga, un colono in camicia chiara cammina sorridente al centro di Shuhada Street con per mano i due figli, un terzo figlio a pochi metri, un luccicante AK47 a tracolla; al suo fianco scorrono le case fantasma delle famiglie palestinesi, semi diroccate perché non vengono in nessun caso autorizzati lavori di mantenimento e ristrutturazione, con i portoni e le scale d’accesso sbarrate, le grate alle finestre per proteggersi dai lanci di pietre dei coloni. Al piano della strada una lunga teoria di negozi chiusi, con le serrature saldate dall’esercito, spesso campeggia una stella di Davide dipinta velocemente, a sancire la vittoria feroce del più forte: nella città vecchia di Hebron sono circa 1100 i negozi palestinesi chiusi brutalmente in questo modo dall’esercito a partire dal 2000, uno dei fenomeni che ha contribuito al disastro economico della città. Disastro reso totale dagli oltre 300 giorni di coprifuoco totale imposti dall’esercito nella zona H2 nel corso della seconda Intifada, tra il 2002 e il 2004: niente scuola, niente lavoro durante il coprifuoco, e quindi perdita di posti di lavoro senza possibilità – data la situazione – di reinserimento.
    La chiusura dei negozi e il coprifuoco sono due dei fenomeni che producono la grave crisi economica e occupazionale della popolazione palestinese nella zona H2, drammaticamente peggiore della già grave situazione generale palestinese (il tasso di disoccupazione è a fine 2010 del 33% in Palestina – per approfondire vedi http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/economy-of-the-occupation/3157-crisi-in-cisgiordania-tra-lavoro-nero-e-disoccupazione -, ma nella zona H2 di Hebron sale oltre l’80%, mentre il 75% della popolazione vive sotto la linea di povertà assoluta (fonte UN report ’Settlements and Palestinian urban centres’ – 2008 – , vedi anche http://www.palestinemonitor.org/spip/spip.php?article699).
    Ecco la spiegazione dei numerosi sacchi alimentari della Croce Rossa Internazionale che vediamo trasportati dagli abitanti della zona H2, è l’evidenza di una economia basata su assistenza esterna per i beni primari, uno degli aiuti nel medio e lungo periodo più umilianti e dannosi – anche quando inevitabili – : in un solo atto si rende evidente l’inabilità delle persone a procurarsi i mezzi fondamentali per la propria sussistenza e li si introduce in un sistema senza prospettiva, che può solo riprodursi addestrando le persone alla passività. Certo non è un intenzione della Croce Rossa Internazionale, ma è un gravissimo effetto indiretto dell’occupazione.

  2. Pingback: 1 novembre – Una finestra su Hebron | INTERVENTI CIVILI DI PACE IN PALESTINA

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