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31 ottobre – I comitati fanno la differenza

Negli ultimi due giorni abbiamo raccolto le olive con una famiglia palestinese di fede cristiana. Si tratta di sei sorelle che possiedono un terreno appena fuori dal paese di Beit Jala, subito a ridosso del muro in costruzione, che separerà i Territori Palestinesi da quelli israeliani.

Il terreno si trova tra due insediamenti in espansione di coloni israeliani, quello storico di Gilo e quello più recente di Har Gilo. Il governo israeliano vuole unificarli, espropriando i terreni palestinesi che li separano. Un intero villaggio ha già ricevuto gli ordini di demolizione per tutte le case.
Alla famiglia è già stata espropriata una parte dei terreni, abbattendone tutti gli ulivi.

Durante la raccolta le sorelle ci parlano dei loro figli , della loro difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro e dell’impossibilità di accedere ad una specializzazione universitaria.
Le università palestinesi offrono corsi di qualità ad alto livello, ma  alcune specializzazioni sono disponibili soltanto nelle università israeliane, dalle quali i giovani palestinesi sono sistematicamente esclusi.  I ragazzi sono così costretti ad emigrare all’estero.  Questo è parte di una strategia che mira ad allontanarli dal territorio, allentando così il legame con la loro terra.

Ci esprimono un senso di rassegnazione e di impotenza di fronte ad una occupazione che li priva della propria terra, della libertà di movimento e dei diritti civili e sociali fondamentali. Dalle loro parole emerge con forza tutto il dolore provato nel vedere i propri figli partire.

Ulivo dopo ulivo, racconto dopo racconto, nasce tra noi una vicinanza fatta anche di momenti scherzosi.
Essere con loro è parte di un importante progetto che i Comitati di Resistenza Popolare promuovono per superare questa rassegnazione, che porta alla rinuncia alla lotta.
Per i comitati portare persone da tutto il mondo a lavorare insieme a queste famiglie costruisce concretamente una risposta alla normalizzazione, attraverso la quale l’abitudine agli abusi quotidiani diventa accettazione.

La raccolta di oggi ci ha rivelato che la società palestinese è un insieme di entità differenti (etniche, religiose, politiche e sociali)  che comunemente scompaiono dietro la definizione di arabi.  Anche se accomunati dalla discriminazione israeliana, i palestinesi non sono tutti musulmani e non vogliono essere identificati unicamente attraverso un credo religioso.

I comitati danno spazio e valorizzano le differenze, rendendole partecipi della resistenza non violenta all’occupazione.

Yallah Zeituna

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