ICP 2011/Uncategorized

3 novembre – Raccogliendo ricordi

Nel giorno libero dalla raccolta delle olive, due di noi si sono recate a Jenin per incontrare i membri del Freedom Theatre. Questo gruppo di artisti vive all’interno del campo profughi della città e lavora attivamente per dare ai giovani del campo un’educazione al teatro e ad altre discipline come la fotografia, la scrittura e la poesia.

Il Freedom Theatre é stato fondato da Juliano Mer Kamis, ucciso da sconosciuti nell’aprile scorso. Il loro lavoro è considerato scomodo sia dagli Israeliani, scandalizzati dalle sincere e forti posizioni di Juliano contro l’occupazione, che da alcuni palestinesi del campo che temono una troppo moderna emancipazione dei giovani che vi partecipano. Il teatro è stato bruciato e gli artisti minacciati molte volte.

Quando arriviamo, il piccolo cancello con le insegne ed alcune scritte con lo spray lo fanno sembrare un centro sociale europeo piuttosto che un centro giovanile locale. I ragazzi che ci accolgono sono cordiali, quasi sospesi in una timida incertezza. Ci raccontano il loro lavoro ed una giovane portoghese, compagna di un attore e regista palestinese, parla apertamente e con dolore della loro precaria situazione.

Mi si avvicina anche una giovane donna bionda con una bellissima bambina di pochi mesi in braccio. Non si presenta ma capisco subito che è la compagna di Juliano e che la bimba è sua figlia. Pensiamo con dolore che questa bambina non potrà mai conoscere il suo papà, essendo nata dopo la sua morte. Parliamo della perdita di Juliano, parliamo dei tanti perché legati a questa assurda uccisione, avvenuta appena una settimana prima di quella del nostro attivista e giornalista a Gaza, Vittorio Arrigoni.

Ci raccontano dei loro progetti, del media centre, dei lavori di questi giovani artisti, dei prossimi appuntamenti e delle tournée che faranno all’estero e che toccheranno anche l’Italia a Giugno. Ma sopra ogni cosa, sulle difficoltà, sul dolore ed anche sulla paura per le minacce che continuano a ricevere, aleggia un enorme senso di vuoto.

Il giovane attore e la sua compagna – insieme alle altre persone che vanno e vengono – parlano, spiegano, discutono e a volte ridono, ma il senso di vuoto rimane, spesso come una coltre di nebbia densa e impalpabile che, come la polvere, coprirà col tempo il ricordo di chi non sarà più l’anima viva di questo unico e importante Freedom Theatre.

Yallah zeituna!!

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