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4 novembre – Evenu Shalom

Al Ma’sara, come ogni venerdì da 5 anni il corteo parte dal centro culturale del villaggio, puntuale dopo la preghiera di mezzogiorno, dirigendosi verso il vicino villaggio di Jumat Ash Shamaa, lo attraversa e prosegue verso l’accesso al villaggio, sulla junction road che collega l’insediamento di Gush Etzion e quello di Noqdim.

Il gruppo è colorato e numeroso: agli abitanti del villaggio si uniscono attivisti francesi ed israeliani, oltre al nostro gruppo di “raccoglitori di olive” dall’Italia. Questa volta, però, non ci sono i soliti slogan a scandire i passi del corteo: una chitarra ed una fisarmonica ci accompagnano lungo il percorso intonando canti di resistenza e pacifismo – il repertorio un po’ logoro dell’estate dell’amore…
I militari ci attendono sulla solita stradina laterale che conduce alla junction road ma il corteo, questa volta, non imbocca quella strada e si dirige sicuro verso l’accesso principale al villaggio, dove un altro cordone di militari è pronto ad intervenire per fermare la marcia.

Non c’è contatto e non c’è scontro, non c’è quasi avvicinamento ai soldati schierati di fronte alle camionette: il corteo si arresta lungo la strada e velocemente un gruppo di ragazzi israeliani dal villaggio vicino allestisce un campo da pallavolo in piena regola! I limiti del campo sono tracciati sull’asfalto da una bomboletta di vernice rossa, il pallone già scivola di mano in mano mentre la rete viene fissata a due pali al bordo della strada. Il torneo ha inizio.

Accanto alle squadre miste che si sfidano, di fronte ai militari si allarga il campo di gioco: ci sono degli aquiloni improvvisati con la bandiera palestinese, strisce colorate che tentano di staccarsi da terra, mentre due bambini corrono all’indietro col filo in mano, su e giù di fronte ai fucili imbracciati. Il gioco, insieme al filo, tiene uniti il bambino e la bambina. Lui di carnagione scura e capelli neri, lei bionda e di pelle chiara: sono i figli, rispettivamente, di una famiglia del villaggio di Al Ma’sara e di una coppia di attivisti israeliani che sono venuti a sostenere la resistenza del villaggio di fronte ai loro connazionali armati.
Il gioco, come un filo fragile, tiene insieme due bambini che non possono incontrarsi mai, se non in queste occasioni, perché una struttura fatta di checkpoint, divieti, sfratti, espropriazioni e armi li tiene separati nella vita quotidiana.

La musica va avanti e si alterna ai discorsi degli organizzatori e dei partecipanti, a volte i piedi dei soldati seguono il ritmo delle canzoni; sembra quasi scontato, in questo clima, riuscire a scambiare due parole con la persona che si cela dietro all’uniforme mimetica.

Il finale coglie alcuni soldati completamente disorientati, quando la melodia della fisarmonica intona un canto molto conosciuto: tra i giochi col pallone, gli aquiloni e le bandiere si canta in ebraico e si inneggia alla pace, “shalom”. Tutti gli attivisti israeliani si uniscono al coro alzando le voci e dandogli forza, alcune ragazze iniziano un ballo semplice e coinvolgente, talmemte coinvolgente che una ragazza in uniforme, l’unica di tutto lo schieramento, prende sottobraccio un commilitone ed accenna due saltelli a ritmo, ma si interrompe bruscamente, si autocensura. Tutto quello che succede sembra coinvolgerla in profondità, continua a guardarci incuriosita per tutto il tempo.

Mercoledì scorso, 2 novembre, ricorreva l’anniversario della Dichiarazione Balfour, il documento che nel 1917 legittimava le pretese ebraiche in Palestina e dava via libera al movimento sionista. Ieri, venerdì 4 novembre, cadeva un’altra ricorrenza importante: nel 1995 veniva assassinato, per mano di un estremista della destra israeliana, Yitzhak Rabin, primo ministro di Israele colpevole di aver intrapreso un cammino lungo il dialogo di pace.

Sul successo o meno delle pretese nazionaliste ebraiche si potrebbe discutere a lungo, senza trovare un epilogo. Ma ieri, tornado a casa dalla manifestazione, un giovane israeliano ci ha confidato che anche lui, quando ha svolto il servizio militare, è rimasto colpito dalle iniziative non violente alle quali era tenuto a rispondere con armi, manganelli e lacrimogeni. Talmente colpito che ha deciso, alla fine, di passare dall’altro lato della schiera di soldati.

Yallah zeituna!!

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3 thoughts on “4 novembre – Evenu Shalom

  1. Grazie ragazz* per questa narrazione, mi sembrava di essere lì con voi, ho visto le foto e riconosciuto volti ormai familiari, la trovata della partita di pallavolo, gli aquiloni e le canzoni: avete per caso in mente di sorpassare la pasta nonviolenta?
    Le parole del giovane attivista israeliano sono importanti, lasciano aperti spiragli notevoli, e questo è fantastico.
    Non vi nego la nota nostalgica ogni qual volta leggo i report e vedo le foto, vorrei essere lì insieme a voi. Anche se non fisicamente vi sono vicino in altra maniera, e non dimenticate di portare avanti la pratica assodata di storpiare le canzoni!
    Un grande abbraccio

  2. Beelcooolpo! Cielo scuro, belle persone, la bellezza adombra le armi, e così incrina le aspettative, cambia le prospettive…qualcosa di nuovo può succedere, pur piccolo, pur temporaneo…ma a forza di seminare pastasciutta e campi da pallavolo, si smetterà di raccogliere tempesta.
    Un abbraccio

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