ICP 2011/Uncategorized

8 novembre – I figli della Palestina 2

C’è una donna che ogni venerdì partecipa alle manifestazioni nonviolente di Al Ma’sara. L’abbiamo vista comparire alle spalle dei soldati schierati di fronte ai manifestanti, tenendo in mano la foto del figlio, arrestato nel 2002 durante la seconda Intifada.

Umm Yiad, circa settanta anni, vive in una casa piuttosto spoglia e particolarmente affollata, insieme a una dozzina di figli e nipoti dei quali si prende cura. Sono loro ad accoglierci con grandi sorrisi e ad offrirci un thè in attesa della donna, che quando arriva inizia a raccontarci la sua storia. Suo marito, combattente dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), fu trovato ucciso con una pallottola alla testa in un terreno alle porte di Al Ma’sara, in uno dei campi in cui pochi giorni fa raccoglievamo le olive.

In seguito all’arresto del primogenito, condannato a 27 anni di carcere, e alla distruzione da parte dell’esercito della casa in cui viveva con la sua famiglia, la moglie dell’uomo ha deciso di trasferirsi in Giordania, lasciando alle cure di Umm Yiad le sue tre figlie.

“La vita qui è molto dura – ci racconta – ogni mattino alle cinque vado al mercato, dove prendo a credito  frutta e verdura per rivenderla lungo la strada. In questo modo riesco a portare a casa del pollo e un po’ di riso per cena”.

Mustafa, uno dei suoi figli, di venti anni, è l’unico membro della famiglia ad avere un lavoro vero, nonostante una patologia polmonare dovuta a un incidente stradale.

La donna ci racconta che sabato scorso, il giorno successivo all’ultima manifestazione di Al Ma’sara, un folto gruppo di soldati israeliani  si è presentato alle tre di notte nella sua casa per cercare Mustafa, che nel frattempo era riuscito a scappare da una finestra. I soldati hanno cercato di scoprire dove si nascondesse minacciando il fratello minore: “Ti faremo finire la scuola in carcere”.

Mustafa è già stato una volta in prigione. Fu arrestato insieme al leader dei comitati di resistenza popolare (Popular Struggle Committees) con la sola accusa di aver preso parte ad una manifestazione non violenta.

La donna finisce il suo racconto, è ora di andare. Tutti i componenti della famiglia, grandi e piccoli, salutano ognuno di noi con grande calore, felici di aver condiviso con noi le loro storie.

Yallah zeituna!!

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