ICP 2012/Uncategorized

18 Ottobre – Raccogliendo i primi frutti

 

Finalmente il gruppo si riunisce dopo varie vicissitudini.

ImagePartenze diverse ma un unico arrivo: Al Ma’asara. L’impatto da Tel Aviv ad Al Ma’asara è stato per tutti immediato, solo 60 km li dividono ma c’è un abisso tra le due realtà: larghe e moderne autostrade vengono sostituite da stretti sentieri polverosi, nei cartelli stradali i villaggi palestinesi non esistono, l’unico modo per orientarsi è quello di far riferimento alla colonia più vicina.

La bellezza del paesaggio viene subito interrotta da una fitta trama di colonie che non puoi fare a meno di non notare, improvvisamente ci si rende conto che i nostri occhi stanno guardando tutto quello che fino ad ora avevano solo immaginato.

Oggi inizia la raccolta; sveglia alle sette, il service, un taxi collettivo, ci attende per dirigersi nei pressi di  Beit Jalla dove la famiglia di Jamal ci accoglie. Il campo si trova in una zona militare, a pochi metri da un check point che ostacola l’accesso a Gerusalemme dei palestinesi della West Bank. L’insediamento di Har Gilo domina sulla collina di fronte.

Nonostante l’apparente tranquillità della zona avvertiamo una certa precarietà perchè l’essere circondato dalla colonia  e dal check point  ci fa intuire che prima o poi l’area possa essere confiscata dalle forze d’occupazione israeliane o dai coloni.

L’imbarazzo iniziale del primo impatto  è svanito nell’arco della giornata. E’ sorprendente scoprire come in poche ore si possa stabilire una fiducia tale da arrivare a raccontarsi e così davanti un bicchiere di the, all’ombra di un ulivo,  arrivano le prime testimonianze.

La grande famiglia di Jamal vive nel campo profughi di Al Dheisha, nonostante abbiano lasciato la loro abitazione da 25 anni,  il capostipite della famiglia di 93 anni conserva ancora il Certificate of Land e la chiave della loro casa.Image

L’attaccamento alla terra è parte integrante della loro stessa esistenza. Jamal ci ha raccontato che alcuni degli ulivi del campo erano lì da secoli, ci ha reso consapevoli  che la raccolta delle olive non è una semplice attività agricola ma è un rafforzare ogni giorno l’attaccamento alle proprie radici.

Sulla strada del ritorno,abbiamo ragionato sul fatto che, sebbene abbiano vissuto in un campo profughi, tutti e cinque i fratelli di Jamal hanno comunque deciso di puntare molto sull’istruzione: ciò significa che  la loro arma più forte per resistere a questa condizione è quella dello studio e dell’impegno politico.

 La terra possono strappartela, l’istruzione no. 

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