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23 Ottobre – L’Osservatore Stamattina intorno alle 9.30

23 Ottobre – L’Osservatore

Stamattina intorno alle 9.30 siamo arrivati ad Hebron.

Nonostante la zona fosse abbastanza esposta alle violenze e provocazioni dei coloni  la raccolta si è rivelata tranquilla e piacevole.

A metà giornata mentre ci rilassavamo un po’ prendendo il nostro consueto the , gentilmente offerto dalla famiglia,  si avvicinano a noi tre figure che hanno attirato molto la nostra attenzione: Indossavano una strana divisa e si aggiravano per il campo con fare osservativo.

Dopo qualche minuto tutto diventa chiaro: questi 3 giovani signori (tra l’altro italiani) fanno parte della TIPH (Temporary International Precence in Hebron), una sorta di missione civile internazionale finanziata da Italia Norvegia, Danimarca, Svezia, Turchia e Svizzera.

La prima domanda che ci viene molto spontanea è la seguente: che ruolo ha la TIPH? Dopo un’accurata analisi e una chiacchierata sotto un ulivo la nostra conclusione è: nessuno.

Chi ha avuto modo di incontrare questa dubbia figura avrà anche notato come si aggirano per Hebron:  una sorta di “poliziotti turisti” che camminano lentamente, senza una meta precisa. Se si dà una veloce occhiata su internet si può apprendere che il “ruolo” da loro ricoperto ( e tra l’altro profumatamente pagato) è quello dell’ <<osservatore>> .

Ok. I curiosi si chiederanno giustamente “che significa?”  Glielo abbiamo chiesto.

Purtroppo le risposte ai nostri dubbi non si sono rivelate sufficienti a chiarire bene il motivo della loro presenza ma soprattutto il valore aggiunto che  potrebbero offrire in una zona critica come quella di Hebron.  A quanto ci raccontano la TIPH  “vigila sul campo”  e controlla che la coabitazione tra coloni e palestinesi si svolga senza problemi. Tutto questo, attraverso scrupolosi e  dettagliatissimi report che però, piccolo particolare, non sono pubblici.

Chiarito (si fa per dire) il loro ruolo, gli abbiamo chiesto cosa ne pensassero della situazione qui ad Hebron (sia come appartenenti alla TIPH, sia come singoli), purtroppo le risposte sono state vaghe e “impostate” quasi come se si censurassero ancora prima di rispondere: “la situazione è difficile, non si può dire chi ha torto e chi ha ragione, l’unica soluzione è il lavoro di diplomazia che, anche se lentamente sta dando piccoli risultati”

Per arrivare a dichiarare quanto sopra a questo punto ci chiediamo dove si trovano questi “osservatori” quando i coloni fanno incursioni nelle case dei palestinesi, seminando il terrore e utilizzando persino la violenza sui bambini, ci chiediamo dove si trovano quando i coloni bruciano i campi o rubano le olive, una delle poche fonti di sostentamento di alcune famiglie palestinesi, ci chiediamo cosa scriveranno nei loro dettagliatissimi report quando i soldati fermano ore e ore sotto il sole i palestinesi ai check point senza un valido motivo.

L’aria che si respira ad Hebron è agghiacciante: da una parte i coloni scortati e difesi dai militari dall’altra i palestinesi che non possono reagire, che non possono lasciare aperta la loro porta di casa, che non possono affacciarsi  liberamente dal balcone per paura di essere colpiti dalle pietre.

E’ un’apartheid a cielo aperto Hebron,  ma  c’è chi ancora – sebbene il ruolo che ricopre – non ha il coraggio di dire come stanno veramente le cose nonostante una drammatica evidenza.

Alla fine di questa conversazione, uno di loro pur ammettendo l’aggressività dei coloni, per bilanciare le cose dichiarava che ad ogni modo anche alcuni palestinesi non sono per niente accoglienti nei loro confronti.

Gli abbiamo spiegato (come se ci fosse bisogno di specificarlo) che loro rappresentano uno Stato, nel caso specifico l’Italia, che acconsente a questa profonda ingiustizia, che non solo è complice, ma gode anche di ottimi rapporti con Israele.

Chissà se lo scriveranno nel loro dettagliatissimo report.

Laura

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