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23 Ottobre – Solidarietà ad Al Khalil


23 Ottobre – Solidarietà ad Al Khalil 

Oggi il gruppo si è spostato, per la raccolta, ad Al Khalil (Hebron), in risposta ad un grave episodio di repressione dell’esercito di occupazione verificatosi durante la giornata di ieri, quando due palestinesi ed Abu Sara (attivista italiano dell’ISM) sono stati arrestati e poi rilasciati, mentre raccoglievano le olive nei pressi di un complesso di colonie illegali nelle colline circostanti la città vecchia.

Il sito dell’International solidarity movement, riporta che i tre stavano operando, insieme ad altri attivisti e palestinesi, nei pressi della casa di Hashem Azzeh. Hashem è un palestinese che vive con la sua famiglia nell’area di Tel Rumeida, una zona militarizzata nella quale è forte la presenza di coloni israeliani, dopo esser stati forzatamente sgomberati dalle loro terre, che si trovavano in quello che è oggi Israele. Per far capire quanta violenza questa famiglia ha dovuto subire nel corso degli anni, basta menzionare episodi come quelli del 2006, quando dei coloni spezzarono i denti a suo nipote ficcandogli una pietra in bocca, e sua moglie interruppe per due volte delle gravidanze di alcuni mesi a causa di un attacco degli stessi coloni, che confinano con la loro abitazione.

Tornando alla giornata di ieri, il sito continua nel racconto, descrivendo come durante la raccolta il gruppo sia stato inizialmente aggredito dai coloni, prontamente raggiunti dall’esercito. Cercando di forzare la famiglia di Hashem, i palestinesi e gli attivisti all’interno della casa, i militari hanno, prima, arrestato un ragazzo palestinese, prendendo come pretesto il fatto che stava filmando, e poi si sono gettati contro alcuni internazionali riuscendo ad arrestare Abu Sara, un anziano attivista conosciuto il giorno prima quando ci aveva accompagnato per la città, mostrando e spiegando quali erano le varie sfaccettature dell’occupazione ad Al Khalil. L’altro palestinese arrestato, invece, è il vicino di Hashem, accorso in solidarietà con la sua famiglia. Ai tre sono state legate le mani con delle bande di plastica, per essere portati alla vicina centrale di polizia di Kiriat Arba, e poi rilasciati solo dopo molte ore. All’attivista italiano è stato vietato di avvicinarsi a meno di 200 metri da Tel Rumeida.

Dopo essere riusciti a chiamarlo, ci siamo fatti raccontare di persona i fatti, e ci ha fatto capire come per lui sia stato significativo l’essere stato trattato allo stesso modo dei due palestinesi, dopo mesi e mesi di attivismo al loro fianco, ed esser liberato insieme a loro.

Di conseguenza abbiamo deciso di cambiare i nostri piani ed andare a fare la raccolta sulle colline nell’area di Tel Rumeida. Lì siamo stati accolti da tre famiglie che dovevano raccogliere le olive in tre terreni confinanti tra loro e a pochi metri dal complesso di colonie illegali. La presenza di militari è stata abbastanza alta rispetto al solito: 20 soldati hanno continuato a presidiare la zona, probabilmente come conseguenza dei fatti di ieri.

La situazione, comunque tranquilla, ci ha permesso di concentrarci molto sul rapporto con i membri delle famiglie che ci hanno parlato dei fatti di ieri, dimostrandoci il doppio vincolo che li lega ad  Abu Sara e agli altri attivisti che li hanno seguiti durante tutto questo periodo. Questo ci ha fatto comprendere quanto la nostra presenza lì oggi possa esser stata una buona risposta a quanto accaduto. E come anche in Palestina la solidarietà sia un arma importante, nel processo di resistenza contro l’occupazione.

( Qui di seguito il link al video dei fatti di ieri: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=wzLvd4SrJ30 )

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