ICP 2012/Uncategorized

24 Ottobre – Camera con vista muro

Ci svegliamo alla solita ora e dopo una buona colazione partiamo per Al Walaja, piccolo villaggio ad ovest di Betlemme, per iniziare la nostra raccolta. Notiamo subito una rigogliosa vegetazione, dove il terreno è molto fertile, tanti sono gli alberi da frutto e tanti sono le piante di ulivo che circondano il paesaggio. Questa zona è ricca di sorgenti d’acqua, che rendono questa terra molto appetibile per i coloni.

Arrivati al villaggio, una donna ci attende per accompagnarci al suo campo, dove il resto della famiglia ha già iniziato la raccolta. Ci mettiamo subito a lavoro e, chiacchierando con la famiglia, scopriamo che presto il loro villaggio diventerà una vera e propria prigione, a causa della costruzione del muro.

the houses of the settlers beyond the wall

The houses of the settlers beyond the wall

Dall’altra parte del villaggio, sopra una collina che domina tutta la vallata, troviamo la colonia di Har Gilo che continua la sua estensione, con un progetto chiaro e definito, che prevede di creare un unico grande insediamento, congiungendosi a Gilo, e di qui proseguendo fino a Gerusalemme.

Ormai è consuetudine che ogni colonia sia circondata da un grande muro di protezione per gli abitanti degli insediamenti, i quali possono godere di una splendida “vista muro” dalle loro terrazze.

The wall

The wall

Il muro rappresenta una difesa, ma in realtà crea soltanto un grande senso di disgregazione tra due popoli, è una barriera di separazione razziale, che non sembra rispondere so

Image

Towards the Wall

lo a una presunta questione di sicurezza, ma anche a una volontà di negazione dell’ altro. La costruzione del muro isolerà in tal modo sia Al Walaja che altri paesi vicini, case come quella di Omar saranno accessibili solo attraverso un tunnel e case come quella di Sherin saranno totalmente ingabbiate dentro il muro: si tratta di un progetto a medio termine, ma la preoccupazione degli abitanti e il senso di incertezza si percepiscono mentre ci mostrano, da un lato, i villaggi della vallata che rischiano di scomparire per il progetto, dall’ altro le case dei coloni e il nuovo insediamento, anch’esso protetto da un muro, una colata di cemento alta tre metri: al di là delle considerazioni morali che si potrebbero fare, una bruttura architettonica, una limitazione per la vista e, di fatto, una gabbia per i coloni stessi, prigionieri della non volontà di costruire in altro modo la sicurezza e la convivenza.

 

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