ICP 2012/Uncategorized

28 Ottobre – I nostri chili in più

ImageIl tempo è volato in Palestina. 

Così, senza neanche avere modo di realizzare, eccoci qui riuniti per il nostro ultimo report, forse quello più difficile.  

 Nonostante le iniziali difficoltà logistiche, il gruppo  è entrato subito in sintonia. 

Siamo alla fine di questa esperienza e finalmente possiamo dire con certezza che la nostra complicità è stata il nostro punto di forza. In questi giorni, infatti,  abbiamo capito quanto sia fondamentale in una esperienza forte come quella della Palestina, essere un gruppo. Un gruppo vero.

Lo stress emotivo, i momenti di tensione, il disagio di essere in tanti, l’impossibilità di riuscire a ricavarsiImage i propri spazi, infatti, sono realtà che inevitabilmente si presentano quando si vive un’ esperienza del genere. Se non avessimo avuto un legame così forte, sarebbe stato difficile affrontare tutto questo. Invece, sono stati proprio questi momenti che hanno contribuito a creare una più forte unione.

L’ascolto e il rispetto reciproco dei Imagedubbi e delle paure altrui è stata una priorità che ci ha protetto, nonostante il cammino non sia stato tutto in discesa.

Siamo tutti d’accordo nel dire che purtroppo due settimane non sono sufficienti per riuscire a comprendere in profondità una realtà complessa come quella palestinese. Cosa ancora più difficile è instaurare un rapporto davvero alla pari con la gente del posto, fargli capire e riuscire noi stessi a comprendere il reale motivo della nostra presenza.

Andiamo via, dunque, con dei dubbi irrisolti e con la consapevolezza che non è abbastanza per comprendere davvero determinate dinamiche, ma siamo al tempo stesso consci che il nostro vero lavoro inizierà in Italia.

Porteremo con noi infatti, tante testimonianze,  le storie delle famiglie che abbiamo incontrato, la riconoscenza  ricevuta anche solo per il fatto di essere lì seduti ad ascoltare, i tanti volti e sorrisi dei bambini che incrociavamo, i pranzi con le famiglie da cui andavamo a fare la raccolta, momenti di condivisione e di comprensione. Image

Porteremo con noi le risate, la stanchezza di fine giornata che rendeva la stesura dei report una impresa quasi impossibile, ma soprattutto porteremo con noi il senso di impotenza che abbiamo condiviso.

La visita a Hebron per noi è stata quanto di più scioccante si potesse immaginare, unico momento in cui ci siamo chiusi nel nostro dolore,  incapaci di riuscire ad esternare quel senso di oppressione che ti svuota dentro, incapaci persino di esprimere questo marasma di emozioni attraverso un “lucido”report.

Se da una parte il senso di impotenza e frustrazione è stata la costante di tutta la nostra permanenza, dall’altra ci rendiamo conto quanto si possa imparare da queste testimonianze:  il  coraggio e la dignità con cui affrontano questa occupazione, devono diventare il nostro esempio perché la loro resistenza possa diventare anche la nostra.

Torneremo dunque riempiti nell’esperienza e purtroppo anche nel punto di vita. Sazi di racconti, di sguardi, di sorrisi, di paesaggi, di olive, di foto e di riso, tanto riso….Image…  “maledetta” Macluba. 

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