ICP 2012/Uncategorized

Sulle perdite di tempo in Palestina

Dopo Hebron mi ritrovo catapultato all’Alternative Information Centre di Beit Sahour, senza neanche il tempo per fermarmi a riflettere su quello che ho visto e ascoltato.

Qui sto per assistere ad una conferenza sugli effetti traumatici dell’occupazione israeliana sui bambini palestinesi, tenuta da un supervisore dell’UNRWA.

Nonostante la mia personale scarsa fiducia nelle istituzioni delle NU, mi armo di tutta la pazienza di cui dispongo, mi siedo e apro le orecchie.

Prima che la gentile signora, presentata come la responsabile di questo “progetto sociale”, cominci a parlare noto con piacere l’eterogeneità del pubblico (attivisti di tutte le età, da diversi Paesi). Tuttavia non mi è di grande aiuto per migliorare la mia pessima predisposizione nei confronti di questo incontro.

Mezz’ora dopo la mia opinione sull’UNRWA è confermata al 100%. Seguendo una breve presentazione power point scritta in arabo, che ovviamente tutti capiscono, il supervisor ci spiega i risultati di questa loro attività di ricerca, basati sulla distinzione tra effetti diretti da un lato, provocati dalle scene di violenza e crudeltà impresse nella loro memoria, per non parlare delle discriminazioni subite quotidianamente, ed effetti indiretti dall’altro, dovuti ai genitori che sfogano entro le mura domestiche tutta la rabbia e la frustrazione accumulati fuori, fra muro e checkpoint.

Dopo aver sciorinato questo mucchio di banalità generiche sul disagio dei bambini, la gentile signora risponde alle poche domande di circostanza e poi tutti al bar per fare due chiacchiere davanti ad una birra.

Nel taxi che mi riporta a casa, affiorano nella mia mente le parole, e soprattutto gli sguardi, delle persone che abbiamo incontrato nei giorni scorsi. Persone che hanno vissuto, e ancora vivono, sulla loro pelle quei traumi e quei disagi che il supervisore dell’UNRWA raccontava, sorridendo imbarazzata per l’inglese non perfetto.

L’unica cosa positiva che riesco a trarre da tutto questo è anche il consiglio che vi do adesso: in un contesto come la Palestina, evitate gli eventi istituzionali, se non volete deprimervi ulteriormente nel vedere come la comunità internazionale non può far altro che constatare i danni delle guerre, ovvero degli interessi che le muovono.

Gianluca

* Le opinioni ed i contenuti espressi nel presente articolo non riflettono necessariamente la posizione delle associazioni promotrici del progetto e rappresentano una libera interpretazione dell’autore : – )

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