ICP 2012/Uncategorized

Check point 300

Primo giorno di raccolta olive per il terzo gruppo di volontari arrivati ad Al Ma’sara; ci dirigiamo verso l’uliveto di B., distante qualche km e 3 check-point.

Il nostro primo check-point. L’impressione è di essere in una gabbia asettica nella quale vengono impartite istruzioni da un alto parlante. Passati i controlli arriviamo a destinazione, un lembo di terra in “territorio israeliano” alla periferia di Betlemme, incastrato tra il muro dell’Aparthaid e la colonia (illegale per il diritto internazionale) di Gilo, nella quale vivono circa 40.000 israeliani.

Ad accoglierci troviamo un gruppo di turisti russi che scattano foto nell’uliveto. Sembrano divertiti.

Dopo la raccolta B .ci mostra la sua casa, la chiesa armena vicino ed il resto del campo. B .ha subito diversi “inviti” ad andarsene ma è sempre rimasto. Resiste. Come gli ulivi della sua terra resistono ai tentativi di sradicamento da parte dei coloni.

E’ di questi giorni la notizia della decisione da parte del Ministero degli Interni Israeliano di ampliare la colonia di Gilo con 797 nuovi moduli abitativi. Non ci stupirebbe se B. subisse nuove minacce di sgombero.

Notiamo che in questo punto il muro dell’apartheid assume una forma particolarmente anomala, una rientranza creata appositamente per consentire agli israeliani di visitare la Tomba di Rachele, nome dato ad un piccolo edificio religioso venerato da ebrei, cristiani e mussulmani. La tomba è situata in questa enclave fortificata alla periferia di Betlemme.

Sapevamo che il muro seguisse un percorso strano ma la visione del fatto compiuto suscita una perplessità disarmante.

Prima di lasciare Betlemme, passiamo per l’Ayda Camp, dove 5.500 persone attendono da 64 anni il “diritto al ritorno” nelle proprie case. E’ subito evidente che si tratta di una realtà molto diversa da quella del piccolo villaggio che ci ospita: le strade sono piene di persone e bambini che giocano, i muri sono ricoperti da murales che ne raccontano le storie.

In questo primo giorno siamo spesso rimasti stupiti solo osservando quello che ci circonda. Siamo appena arrivati in Palestina e sicuramente dobbiamo capire ed apprendere tanto. Una cosa ci è pero parsa chiara: è necessario venire qui per capire ciò che accade.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...