Human right defenders/ICP 2012

“Maybe they shoot”

“Be careful, maybe they shoot”.

Con queste parole ci ha accolto ieri mattina un volontario della Mezzaluna Rossa appena arrivati a Battir, luogo previsto per la raccolta. “They” sono i soldati israeliani.

Battir è un paese collinare situato a nord-ovest di Betlemme, sotto amministrazione palestinese ma controllo militare israeliano (Area B). Sorge sulla Green Line stabilita nel 1949 e vi passa un tratto della ferrovia in costruzione Tel Aviv – Gerusalemme.

L’azione, che consiste nel superare la ferrovia e raggiungere gli ulivi posti oltre la stessa, rientra nell’ambito della “Youth National Week”, evento organizzato per sensibilizzare la gioventù palestinese ed internazionale in mertito alla realtà dell’occupazione.

Alcuni abitanti di Battir ci spiegano dell’esistenza di un accordo con Israele che permette loro di raccogliere le olive al di là della ferrovia. Questo non viene però rispettato e se ci si avventura “dall’altra parte” si rischia l’arresto o il gas lacrimogeno.

Il percorso della ferrovia è oggetto della campagna “Stop that train” sostenuta da diverse associazioni in tutto il mondo. Il progetto per la realizzazione del treno ad alta velocità Gerusalemme – Tel Aviv è iniziato nel 1995 e passerà attraverso una vasta area situata all’interno dei territori palestinesi occupati nel 1967, dove vivono comunità palestinesi, tra cui molti rifugiati del ’48 e del ’67. L’opera, oltre ad espropriare i territori palestinesi, soddisferà esclusivamente i bisogni della popolazione civile israeliana in quanto fornirà servizi solo ai pendolari israeliani.

A Battir siamo circa una cinquantina tra palestinesi e internazionali. Scendiamo il versante della collina, attraversiamo la ferrovia e raggiungiamo gli ulivi. Sul lato opposto alcuni poliziotti israeliani. Iniziamo la raccolta e nel frattempo arrivano altri soldati e poliziotti. Sopra di loro stazionano alcune guardie private. Ci prepariamo al peggio, fa caldo e continuiamo a raccogliere in allegria, celando un certo nervosismo.

Fortunatamente portiamo a termine l’azione senza subire attacchi e torniamo al centro di Battir, dove ci aspettano gli autobus del Popular Struggle Coordination Committee per portarci verso una nuova meta.

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