ICP 2012/Uncategorized

Io rimango qui…

Domenica abbiamo raccolto le olive ad al Walaja, un piccolo paese a nord ovest di Betlemme. Il campo è ben curato, gli alberi sono stracolmi di olive, c’è il sole. I membri della famiglia che aiutiamo nella raccolta ci spiegano che per quest’anno sono le ultime olive rimaste; credevamo che a novembre inoltrato non ne ce ne fossero più da raccogliere, ma evidentemente ci sbagliavamo.

Non siamo capitati qui per caso: al Walaja è un paese cirocondato da colonie israeliane illegali, che sarà completamente isolato dagli altri villaggi palestinesi una volta che il muro dell’apartheid sarà terminato. Gli abitanti accederanno al villaggio tramite un tunnel o un check point.

Una situazione assurda, ma ancora più assurdo è il caso di O., la cui casa è ad al Walaja ma rimarrà “al di fuori” del muro. O. accederà alla propria abitazione tramite un tunnel appositamente costruito dalle autorità isrealiane, costato 1.000.000 di NIS (circa 200.000 euro). La sua casa sarà circondata da una rete elettrificata alta 5 metri e distante 10 metri dai lati dell’abitazione. Il resto del terreno circostante sarà annesso allo stato di Israele.

O. ci ha raccontato la sua situazione:

Raccontaci un po’ di te…

Sono O., la mia famiglia è composta da me, mia moglie, i miei tre figli di 10, 8 e 2 anni e mezzo. I miei nonni dopo essere stati cacciati dalla vecchia città di al Walaja nel 1948, si sono trasferiti in questa casa nelle colline di fronte alla città vecchia, dando origine alla nuova al Walaja. I miei genitori hanno chiesto innumerevoli volte di poter ritornare nella propria terra, ma non gli è mai stato dato il permesso: quindi sono rimasti qui, in questa piccola casa. Eravamo 10 figli più mio padre e mia madre, io sono il più piccolo e sono rimasto, gli altri si sono sposati e trasferiti. Dopo il 1948 e il 1967 la nuova nakba è il muro. Lo stato israeliano vuole solo la nostra terra, senza persone, né soldati, né armi. Il territorio di al Walaja prima del 1948 si estendeva per 22 donum (1 donum = 1000 metri quadri ndr) dopo la nakba è diminuito a 17 donum, in seguito alla guerra dei sei giorni raggiungeva a malapena i 12 donum e infine, dopo che il muro sarà completato, rimarranno soltanto 2 donum. Se vedete città come Jenin, Nablus, Betlemme, Hebron il muro è stato eretto per rinchiudere i palestinesi e togliere loro spazio, mentre al di la della barricata c’è solo terra senza nessuno che ci abiti.

Il governo israeliano vuole guadagnare terreno esclusivamente per costruire le colonie. Questo è lo scopo dell’occupazione: acquisire terreno senza persone che ci abitino.

La mia casa dopo la costruzione del muro diventerà parte dello stato d’Israele. Un anno fa funzionari del governo mi hanno fatto 4 proposte:

  1. vendere la terra lasciandomi carta bianca sul prezzo;
  2. affittare la casa lasciandomi anche qui carta bianca;
  3. comprarmi una casa che vale il doppio della mia o un appezzamento di terra grande il doppio dell’attuale, ma a Betlemme;
  4. costruire alberghi e centri commerciali sul mio terreno in cambio del 40% dei guadagni.

L’ultima volta che ho parlato con loro ho chiarito definitivamente la mia posizione: voglio solo la mia terra e la mia casa.

Dopo di che mi ha chiamato il giudice dicendomi che lo Stato ha deciso di erigere recinzioni elettriche alte 5 metri che circonderanno casa mia: una piccola prigione per una piccola famiglia.

Le persone potranno venire a trovarmi dalle 6 di mattina fino alle 18, se qualcuno diverso da me, mia moglie e i miei figli sarà trovato a dormire qui, verrà immediatamente mandato in prigione. Lo Stato israeliano vuole solo la terra senza persone che ci vivano ma né io né nessun altro a al Walaja lascerà la propria terra questa volta; costruiscano tutti i muri, le difese e i tunnel che desiderano.

Chiedo a voi internazionali, una volta tornati ai vostri Paesi, di raccontare a parenti ed amici la mia storia, quella del mio villaggio ma soprattutto l’ingiustizia dell’occupazione.

La costruzione del muro quanto allungherà i tempi per raggiungere il paese o le città?

Vi dico solo che ora per portare mio figlio a scuola in macchina ci impiego 5 minuti, quando il muro sarà completato dovrò entrare in paese, poi nell’area suburbana di Betlemme per arrivare a destinazione dopo 35 minuti.

Per raggiungere Betlemme invece da 10 minuti dovrò guidarne 45.

La tua casa sarà l’unica ad essere completamente attorniata dal muro?

Si la mia casa sarà l’unica. Però vedete, mi hanno rinchiuso in una piccola prigione, ma il resto delle persone che vivono ad al Walaja sono in una grande prigione, cambia poco.

Verrà costruito un check point per entrare e uscire dalla tua terra?

Le autorità Israeliane mi hanno detto che sarei stato libero. Libero da check point, porte, controlli; semplicemente in questa casa non posso portare nessun altro eccetto la mia famiglia, chiunque venga trovato dopo le 18 rischia l’arresto.

Sarà realmente possibile affrontare una vita così?

Sì, sicuramente sarà possibile, però i miei figli saranno costretti a vivere segregati. Prevedo un futuro difficile per loro, senza spazi né amici con cui giocare.

Perchè quindi hai deciso di prendere questa decisione, pur prevedendo un futuro così problematico?

Beh prima di tutto come ho già detto più volte questa è la mia terra e non la lascerei per nulla al mondo. Secondo, io e mia moglie cercheremo di facilitare la vita ai nostri figli con tutte le nostre forze.

Questi ulivi dietro la casa sono tuoi?

Si sono miei. Al momento ho 32 donum di terra e 146 alberi, una volta ultimate le recinzioni elettriche mi rimarranno solo 8 alberi; da tutti gli altri potrò raccogliere le olive e potarli solo due volte l’anno.

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