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Una su un milione

Il 9 febbraio in almeno 40 città in tutta Europa centinaia di attivisti hanno partecipato  alla Giornata Internazionale per il boicottaggio dei prodotti agricoli israeliani, un appuntamento strettamente collegato all’agricoltura palestinese.

La Palestina è un territorio occupato, da tanto troppo tempo. E dallo stesso ‘tanto, troppo tempo’ le sue risorse sono sfruttate dall’occupante espropriando terreni, costruendo, deviando corsi d’acqua. Da tale ingiustizia nascono la maggior parte dei prodotti agricoli israeliani, di cui buona parte sorge nelle colonie, la cui illegalità non fa che essere ripetuta e consolidata presso le principali istanze internazionali [http://www.guardian.co.uk/world/2013/jan/31/israel-must-withdraw-settlers-icc]. Questi stessi prodotti, inseriti nel circuito del commercio internazionale le cui dinamiche facilmente sfuggono alla stragrande maggioranza dei consumatori, cioè noi, arrivano nelle nostre tavole. Aziende israeliane come la Jaffa, Hadiklaim, Mehadrin, Carmel-Agrexco fanno quel lavoro normale che fanno tantissime altre società agricole nel mondo: esportano ciò che viene prodotto all’interno del territorio nazionale per ottenere dei profitti.

Ma c’è una macroscopica differenza riguardo le aziende agricole israeliane: i prodotti che loro esportano sono carichi di illegalità e occupazione. Sono un segnale tangibile dell’ingiustizia che subiscono quotidianamente i palestinesi, e in questo caso ancor di più gli agricoltori, i quali non riescono ad esercitare liberamente un proprio sacrosanto diritto. Coltivare la propria terra e trarre beneficio dai suoi frutti. Come fanno la Hadiklaim, Mehadrin, Jaffa e Carmel-Agrexco, tra le altre…

L’agricoltura è una parte vitale dell’economia palestinese e del patrimonio nazionale, e noi volontari abbiamo avuto la fortuna di esserne testimoni vivendo l’esperienza della raccolta delle olive. Un’esperienza che ci ha permesso di conoscere le conseguenze concrete che si ripercuotono sulla vita dei contadini palestinesi e le realtà che si celano davvero dietro le parole ingiustizia, occupazione, illegalità.

La storia di Sami, riportata qui di seguito nel video, fa parte di queste realtà. Una storia che ci parla di molte cose negative, ma rivedere queste immagini e ricordare il giorno di raccolta nella sua campagna fa pensare piuttosto alla forza della sua umanità, al suo desiderio di vivere in pace, alla bontà dei frutti della sua terra.

La Giornata Internazionale per il boicottaggio dei prodotti israeliani è, appunto, solo una. Una su milioni di giorni palestinesi di occupazione. Ma essa, così come la storia di Sami, servono a ricordarci, una volta di più, che occorrono ancora grandi sforzi affinché nei nostri supermercati possano esserci anche i prodotti palestinesi.

Clicca qui per vedere il video.

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