COLTIVARE SOTTO OCCUPAZIONE

Storie di ordinaria occupazione

I soldati bloccano la strada per i campi

I soldati bloccano la strada per i campi

Domenica 13 Ottobre. Come sempre, alle 6.30 ci avviamo a raccogliere le olive con una famiglia palestinese, ma oggi i soldati ci attendono sulla strada. I campi in cui ci stiamo recando sono ora separati dal resto del villaggio dalla strada che conduce al vicino outpost (principio di insediamento israeliano illegale). Due soldati bloccano l’accesso ai campi e  impediscono ai contadini di attraversare la strada, dicendo che non sono autorizzati a raggiungere i campi prima delle 10. Piu’ di tre ore di attesa. Considerato che le autorita’ israeliane concedono ai contadini permessi molto brevi (tendenzialmente una o due settimane) e a orari limitati (solo fino alle 4 di pomeriggio), tre ore sono un tempo molto considerevole. A maggior ragione visto che il permesso per questi campi scade domani. Sono pero’ obbligati ad aspettare, quindi ci sediamo assieme a loro accanto alla strada. Mentre attendono, passano tre macchine di coloni. Beviamo del succo che i contadini offrono ai soldati, i quali naturalmente rifiutano. Alcuni ragazzi mettono su un po’ di musica araba da un cellulare. Uno dei due soldati gli intima di abbassarla fino ad un volume quasi impercettibile. I contadini contrattano un po’, poi lo assecondano abbastanza serenamente, abituati da sempre a simili sfoggi di potere arbitrario.

I soldati ci intimano di tornare indietro

I soldati ci intimano di tornare indietro

Alle 8 arriva un hummer con a bordo altri tre soldati piu’ un superiore. Questo va a parlare con il proprietario dei campi e gli intima di tornare al villaggio da cui siamo venuti (Kufr Qaddum). I ragazzi palestinesi gli fanno notare che i campi sono molto distanti dal villaggio, ma il comandante replica che non sono autorizzati ad aspettare accanto alla strada e devono allontanarsi. La conversazione continua in maniera simile, con i palestinesi che chiedono di poter semplicemente aspettare accanto ai loro campi e cercano di capire se l’indomani sara’ la stessa storia, e i soldati che intimano di andarsene subito. I contadini indicano ai militari il te’ che sta bollendo su un fuocherello di sterpi, chiedendo di poter almeno aspettare di berlo, ma il comandante laconicamente risponde che possono berselo a casa. Infine, i soldati si fanno consegnare i documenti dal proprietario dei campi e risalgono con questi sull’hummer, dicendo che glieli consegneranno solo una volta presa la strada per il villaggio. Seguiamo quindi l’hummer, dal quale il comandante mostra il documento come esca o ricatto per constringere i contadini a seguirlo. Prima di tornare sui nostri passi, abbiamo chiesto a uno dei soldati il perche’ di quel blocco arbitrario. Lui ci ha risposto che era dovuto al ferimento di una bambina a Psagot, colonia vicina a Ramallah, la settimana scorsa. Data la distanza geografica ed il tipo di intervento, non ci e’ sembrata una motivazione plausibile, se non interpretata come una rappresaglia contro l’intera popolazione palestinese.

Il padrone dei campi segue l'hummer

Il padrone dei campi segue l’hummer

Lo stesso e’ successo oggi in piu’ campi, come apprendiamo da altri attivisti internazionali.

Per quanto spiacevole, il blocco di stamattina e’ molto meglio di quanto probabilmente seguira’. Al momento i campi dove abbiamo raccolto oggi sono chiusi a destra da una piccola colonia (una delle propaggini di Kadumim) sulla collina di Sadal, e a sinistra dall’outpost, costruito solo 8 mesi fa, sulla collina di Mohammed. Una volta che l’outpost diventera’ colonia, la strada che collega questo alla collina di Sadal diventera’ probabilmente area C (sotto completo controllo israeliano), e la vallata in cui si trovano i campi di oggi verra’ completamente mangiata dalle colonie.

L'outpost sulla collina di Mohammed

L’outpost sulla collina di Mohammed

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La colonia sulla collina di Sadal

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