RESISTENZA POPOLARE

Ritorno al ’48

Il 1948 in Palestina e’ una data, un luogo e anche un programma politico.

E’ la data della Nakba, la pulizia etnica della Palestina compiuta in seguito all’istituzione dello Stato di Israele. Tra il Dicembre 1947 e il Gennaio 1949, circa l’80% della popolazione palestinese e’ divenuta rifugiata o rifugiata interna, attraverso espulsioni dirette, attacchi e massacri dei gruppi militari – e paramilitari – israeliani e guerra psicologica (whispering campaigns).

Benche’ la Nakba sia simboleggiata dal 1948, la pulizia etnica dei palestinesi e’ iniziata prima di quella data e non è mai finita (ad esempio, con gli espropri compiuti dalle colonie e gli sfratti in Jordan Valley). Oggi vi sono circa 5 milioni di rifugiati palestinesi registrati presso l’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNRWA), e questa cifra non include i rifugiati interni ne’ coloro che sono stati espulsi dopo il ’48.
Di questi 5 milioni, 2 milioni sono in Giordania, 1 milione a Gaza, 500.000 in Libano e altrettanti in Siria, e piu’ di 700.000 in West Bank.

La scorsa settimana abbiamo visitato due dei quattro campi profughi della citta’ di Nablus: Balata e New Askar.
Balata, con i suoi 28.000 abitanti, e’ il campo profughi piu’ popoloso della West Bank, con la maggiore densità abitativa e quindi anche quello con le strade piu’ strette: le case sono cosi’ vicine le une alle altre che in molte non entra mai il sole.

Le strade di Balata

Balata ospita i rifugiati (e i loro discendenti) provenienti da oltre 80 villaggi depopolati nel ’48, in maggioranza della zona di Yafo (Giaffa). Il campo e’ stato stabilito nel 1950: tra il ’48 e il ’50 molti rifugiati si erano sistemati da amici, sotto alberi o in rifugi improvvisati, convinti che la loro situazione fosse temporanea e che molto presto sarebbero tornati a casa. Inizialmente Balata era costituito di sole tende, sostitutite da case man mano che la situazione si e’ rivelata permanente.

New Askar e’ invece sorto nel ’65. Il campo di Askar stabilito dall’UNWRA si era dimostrato troppo piccolo per le necessita’ abitative dei rifugiati che vi vivevano, i quali decisero di trasferirsi in una zona vicina, chiamata in seguito New Askar. Tuttavia, questo campo non e’ mai stato riconosciuto dall’UNWRA e rimane Area C, ovvero sotto controllo amministrativo e militare israeliano.

Murales a New Askar

Murales a New Askar

Il 1948 e’ un luogo. Molti Palestinesi, per sottolineare la loro appartenenza alle terre che oggi costituiscono lo Stato di Israele, chiamano questi territori “la Palestina del 1948” o, piu’ semplicemente, “Il ’48”. Di conseguenza, i Palestinesi che abitano quei territori – chiamati da Israele “arabi israeliani” per cancellare la loro identita’ palestinese – sono i Palestinesi del ’48.
La maggior parte di loro sono stati espulsi dalle loro case, villaggi e citta’ con la Nakba, ma hanno trovato rifugio in altre aree all’interno dei territori del ’48, e sono quindi rifugiati interni. Mentre i rifugiati “esterni” necessitano di permessi – raramente rilasciati – per recarsi nella Palestina del 1948 e visitare i loro villaggi originari, i rifugiati interni spesso vivono relativamente vicino al luogo da cui sono stati espulsi, e – come cittadini israeliani – solitamente possono recarvisi con facilita’. Da una parte questo puo’ essere piu’ doloroso, soprattutto nel vedere quotidianamente dalla propria finestra la propria terra di origine e sapendo di non potervi tornare. D’altra parte, cio’ permette di mantenere piu’ vivo il legame col proprio villaggio, anche nelle nuove generazioni.

Diversi gruppi di giovani Palestinesi del ’48 stanno dunque realizzando interessanti progetti sui loro villaggi originari. I ragazzi di Al-Lajun, ad esempio, hanno progettato con l’aiuto dell’architetto Shadi Habib-Allah un piano urbanistico per la ripopolazione del loro villaggio. Il progetto tiene in conto sia i massicci cambiamenti avvenuti dal 48 ad oggi (come l’alta crescita demografica e la diversa situazione economica e sociale), sia l’identita’ e la storia del villaggio, conservando elementi pre-48 e utilizzando forme e materiali tradizionali. Il progetto e’ stato poi presentato con un breve filmato:

Anche un gruppo di ragazzi provenienti da Miur ha presentato il proprio progetto per il ritorno attraverso un video:

http://www.youtube.com/watch?v=_MbZu1Oiwps&list=UUavmUBRxeH9t0ezwyjOCUJQ

Il progetto emotivamente piu’ forte e’ forse quello del villaggio di Iqtir. Un gruppo di ragazzi giovanissimi, molti dei quali ancora alle superiori, ha deciso di tornare a vivere al villaggio. Non essendo autorizzati a costruire nulla (l’esercito gli ha addirittura distrutto i bidoni del riciclaggio che avevano installato), dormono nell’unico edificio ancora in piedi: la chiesa. In questo modo, quando le famiglie di Iqrit tornano a farvi visita, non trovano un villaggio depopolato, ma uno ripopolato (seppur limitatamente).

Il 1948 rappresenta anche un progetto politico. Gli accordi di Oslo sono riusciti con successo a dividere le lotte dei rifugiati e quelle degli abitanti dei villaggi e delle citta’ della West Bank (per non parlare di Gaza). La richiesta dei rifugiati e’ il ritorno alle loro terre di origine, e l’anno simbolo della loro tragedia il 1948. Il loro obiettivo e’ quindi uno Stato unico palestinese/binazionale post-sionista. Gli abitanti non rifugiati della West Bank, invece, soffrono soprattutto per l’occupazione, iniziata nel 1967, e chiedono la creazione di uno stato autonomo palestinese in West Bank.
Questo non e’ di per se’ in contraddizione con le richieste dei rifugiati, al contrario; Oslo pero’, con la creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese, ha reso il progetto del 1967 cosi’ illusivamente vicino che i rappresentanti palestinesi hanno abbandonato la questione del ritorno dei rifugiati.

Questa divisione interna contribuisce a indebolire ulteriormente la resistenza palestinese, tra cui le attivita’ dei Comitati Popolari, e,  nonostante la divisione creata da Oslo rimanga forte, lavorare con i rifugiati potrebbe essere una scelta strategica importante.

I vols del progetto “Interventi civili di pace”

promosso da Assopace Palestina, Servizio Civile Internazionale, Un Ponte per…, Rete IPRI

Per maggiori informazioni sui rifugiati palestinesi: http://www.badil.org

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