RESISTENZA POPOLARE

Il “piano di sviluppo per gli Arabi del Negev”: una seconda Nakba

Nel 2012, le autorita’ israeliane hanno demolito piu’ case nel deserto del Negev – in territorio israeliano – che in tutta la West Bank. Il 97% delle terre beduine nel Naqab (nome arabo del Negev) erano gia’ state espropriate: ora lo Stato di Israele ha intenzione di completare l’opera, espellendo tutti i Beduini del Naqab dai loro villaggi.

Questa intenzione e’ stata formalizzata nel Piano Prawer, pubblicizzato da Israele come il “piano di sviluppo per gli Arabi del Negev”, e che la direttrice di Adalah – il Centro Legale per i Diritti della Minoranza Araba in Israele – ha definito una “seconda Nakba”. Il Prawer si abbatte su una popolazione indigena oppressa dallo Stato di Israele dalla sua costituzione. Prima dell’istituzione dello Stato di Israele, si stima che ci fossero tra i 65’000 e i 90’000 beduini nel Naqab; dopo la Nakba, ne rimasero 11’000.

Negli anni Cinquanta la comunita’ beduina fu ristretta a una Area Designata nel nord-est Naqab, e fino al 1966 i beduini – in quanto Palestinesi del 48 (o, secondo la denominazione israeliana, Arabi Israeliani) – sono stati sottoposti a regime militare. Nel 1965, la Legge Nazionale Israeliana di Pianificazione e Costruzione ha adibito i possedimenti beduini nel Naqab a terreno agricolo, industriale o militare, ovvero ha impedito la costruzione in questi territori e reso gli insediamenti beduini gia’ esistenti illegali.

I villaggi beduini sono quindi diventati villaggi non riconosciuti dallo Stato di Israele. Cio’ significa non solo che sono privi di permessi edilizi e sotto perenne ordine di demolizione, ma anche che non possono avere strade di accesso al villaggio e non hanno l’allacciamento ne’ all’acqua corrente, ne’ all’elettricita’, ne’ al sistema fognario. Questo chiaramente porta a una serie di problemi grossissimi, in primis per la salute: queste comunita’ hanno livelli di mortalita’ infantile sei volte piu’ alti di quelli del resto di Israele, riemergono malattie ormai scomparse nel resto del paese quali la poliomelite, e l’assenza di elettricita’ che possa mantere l’insulina refrigerata rende il diabete una malattia mortale.

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costruzioni nei villaggi beduini non riconosciuti

Questo e’ ancora piu’ assurdo quando accanto a villaggi come Wadinaam sono state costruite grosse centrali elettriche, di cui il villaggio non puo’ beneficiare, ma solo ne soffre le conseguenze con alti livelli di cancro. Il problema sanitario continua quando e’ necessario un intervento di primo soccorso: poiche’ i villaggi ufficialmente non esistono, non si possono trovare sulla mappa, e gli autisti delle ambulanze non sanno come raggiungerli – oltre al fatto che spesso questi parlano solo ebraico, mentre i beduini parlano arabo.

L’assenza di servizi comprende l’assenza di scuole: la maggior parte dei villaggi non riconosciuti non hanno scuole elementari, e solo uno ha una scuola superiore, col risultato che quasi la meta’ dei bambini beduini abbandonano gli studi prima della fine delle superiori. Le poche elementari sono sovrappopolate: ad esempio, quella del villaggio di Wadinaam ha 3000 studenti, contro una media nazionale di 350 a scuola. Per l’acqua, i villaggi beduini sono costretti a comprarla in cisterne a un prezzo finale 7 volte maggiore di quello che paga un normale cittadino israeliano con accesso all’acquedotto. Lo stesso discorso vale per l’elettricita’, per la quale i villaggi beduini usano generatori a diesel, che costano 3 volte piu’ della corrente normale per poter essere utilizzati solo per 3-4 ore al giorno.

Va rimarcato che i beduini del Naqab – pur non godendo di nessun servizio erogato dallo Stato di Israele, anzi – formalmente sono cittadini israeliani a pieno titolo, col passaporto uguale a quello di un cittadino ebreo della vicina citta’ di Beer-Sheva.

Mentre lo Stato di Israele non riconosce i villaggi beduini esistenti da piu’ di 150 anni, ha costruito delle nuove citta’-dormitorio in cui ha intenzione di ricollocare tutti i beduini del Naqab. Dagli anni Sessanta, infatti, il piano della autorita’ israeliane e’ stato quello di raggruppare quanti piu’ beduini su quanto meno terreno possibile, urbanizzandoli. In gran parte vi sono gia’ riusciti: ad oggi un terzo dei beduini del Naqab vive nella citta’-baraccopoli di Rahat, un terzo nelle altre 7 citta’-dormitorio riconosciute, mentre l’ultimo terzo rimane nei villaggi non riconosciuti.

Vi sono tante ragioni per voler “liberare” il Naqab dai suoi abitanti originari, che Israele descrive come “invasori”: non solo e’ una regione agricola fertile; e’ anche una zona strategica, che separa la West Bank dalla Striscia di Gaza.

L’altro ieri siamo andati a visitare il villaggio non riconosciuto di Wadinaam, e abbiamo parlato con rappresentanti del comitato dei villaggi beduini non riconosciuti. Mentre molti villaggi non sanno dove le autorita’ vogliano ricollocarli una volta espulsi, gli abitanti di Wadinaam gia’ sanno che – secondo le autorita’ israeliane – il loro futuro e’ nella citta’-baraccopoli di Segev Shalom.

Dal 1984 la loro scuola funziona in modalita’ temporanea, senza rinnovo di contratti o ristrutturazioni: le autorita’ ripetono che la scuola del villaggio li attende a Segev Shalom. Egualmente, quando il villaggio richiede servizi di base quali l’allacciamento all’acqua, la risposta e’ che sono gia’ stati allestiti per loro a Segev Shalom. L’urbanizzazione e’ del tutto incompatibile con lo stile di vita e l’organizzazione sociale delle comunita’ beduine, dunque diverse misure delle autorita’ israeliane volgono anche a rompere la tradizione beduina per indebolire la loro resistenza. Ad esempio, i beduini vivono tradizionalmente di pastorizia, ma la maggior parte dei terreni intorno ai villaggi beduini del Naqab sono stati dichiarati aree militari. Per portare il bestiame al pascolo in queste aree, i pastori necessitano di permessi raramente accordati, e questo mette a rischio il loro principale sostentamento tradizionale.

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La prossima settimana il Ministro degli Interni deve approvare il Prawer Plan. Questo e’ stato approvato dal governo nel 2011, dal Parlamento in prima lettura lo scorso giugno, e lo attendono una seconda e una terza lettura. 48 dei 49 villaggi che il Prawer vuole distruggere esistono nella loro localita’ attuale da ben piu’ tempo dello Stato di Israele. Il completamento del Piano Prawer causerebbe il trasferimento forzato di intorno alle 70’000 persone – il piu’ grande atto singolo di trasferimento forzato di Arabi Palestinesi dagli anni Cinquanta. Intanto, i principi del Prawer stanno venendo applicati ogni giorno di piu’.

parte del villaggio di Wadinaam

parte del villaggio di Wadinaam

Quando siamo andati a visitare Wadinaam, abbiamo scoperto che il giorno prima il governo israeliano aveva approvato un piano di insediamento urbano per cinque nuove cittadine (ebraiche) nel Naqab, da collocarsi esattamente sopra a cinque villaggi beduini non riconosciuti. Questo si aggiunge ad un altro piano recente per undici villaggi per personale militare israeliano, egualmente da realizzarsi sulla poca terra rimasta ai beduini. Per questo la direttrice di Adalah ha pensato ad una seconda Nakba: villaggi forzatamente svuotati, trasferimenti di decine di migliaia di persone, insediamenti ebraici sulle rovine dei villaggi depopolati.

Ma la Nakba non si e’ mai fermata: il Prawer e’ solo una manifestazione piu’ eclatante del continuo processo di pulizia etnica dei Palestinesi che sta procedendo dal 1948 ad oggi. Tanti soggetti stanno provando ora ad opporsi al Piano Prawer. La comunita’ internazionale lo ha condannato e il Parlamento Europeo lo ha definito un atto di pulizia etnica, ma – come sottolineatoci dal rappresentante delle comunita’ beduine di Wadinaam – “talk is cheap”.

Diverse organizzazioni di Palestinesi in Israele come Adalah e Acri hanno fatto pressioni sul governo e organizzato campagne contro il piano. La campagna dal basso dei giovani dell’Anti-Prawer Campaign ha organizzato due “giorni di rabbia” per manifestare contro il Piano in tutto il paese, in Luglio e Agosto, e il 15 Novembre vi sara’ un anti-Prawer “day of rage” internazionale. In alcuni villaggi sono iniziate manifestazioni tutti i venerdi’. La polizia e l’esercito rispondono alle proteste con lacrimogeni, skunk water, diversi arresti e alcuni feriti. Alla consegna degli ordini di demolizione delle case, ora anche nel Naqab alcuni ragazzi aspettano i soldati con le pietre, e i soldati accompagnano gli ordini con lacrimogeni, proiettili di gomma e armi da fuoco.

Si vedono in territorio israeliano situazioni identiche a quelle che accadono quotidianamente in West Bank, poiche’ i confini dividono le comunita’ palestinesi ma non le intenzioni israeliane: da una parte e dall’altra della Linea Verde, la pulizia etnica dei palestinesi continua.

I vols del progetto “Interventi civili di pace”

promosso da Assopace Palestina, Servizio Civile Internazionale, Un Ponte per…, Rete IPRI

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