RESISTENZA POPOLARE

L’occupazione nella Valle del Giordano

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La Valle del Giordano è una delle zone più fertili della West Bank, ne costituisce circa il 29% del territorio e ricopre lungo 2.400km il confine con la vicina Giordania. L’intera valle e’ abitata dalla popolazione indigena beduina. La zona , che e’ quasi totalmente catalogata come area C – ovvero sotto controllo amministrativo e militare israeliano -, nel suo complesso  corrisponde al 90% dell’intera Area C dei territori occupati palestinesi. Durante gli accordi di Oslo, stretti nel 1993 tra il governo Israeliano e l’Autorità Nazionale Palestinese, solo 5 villaggi furono riconosciuti come Area B; quest’area è parte strategica del territorio, anche per le fonti d’acqua che contiene.

L’occupazione di quest’area da parte di Israele inizia nel 1967, durante la terza guerra arabo-israeliana. Prima di tale data, la popolazione beduina  che abitava queste terre era composta di circa 320.000 persone,  mentre ora, in seguito a 45 anni di occupazione, sono circa 56.000 i beduini rimasti nella valle e organizzati in villaggi perennemente esposti a piani di demolizione ed evacuazione. E’ complesso fare un tracciato degli sgomberi forzati individuali e collettivi.  Attualmente i beduini popolano e rivendicano un territorio equivalente a circa il 5%  della Valle del Giordano; il restante è off-limits per tutta la popolazione palestinese.

L’occupazione storica  di questi territori corre lungo due cordoni: l’occupazione militare e la politica israeliana di insediamenti civili (colonie).                  

DSC_0605 Quando parliamo dell’occupazione da parte dell’esercito israeliano nella Valle del Giordano, dobbiamo prima di tutto tenere in considerazione che si tratta di  un occupazione militare duraturei, largamente precedente agli accordi di Oslo che gliene attribuiscono il controllo.  Il 45% della valle è occupato da basi militari e zone militari chiuse che limitano fortemente l’attraversamento del territorio.  Ad oggi sono circa 20 le basi militari disseminate nel territorio (circa il 2% del territorio) e buona parte della Valle del Giordano è stata trasformata in  zona semipermanente di esercitazioni militari, con relativi abusi nei territori occupati da beduini palestinesi. La presenza militare rappresenta una minaccia costante per la vita beduina dal 1967: durante la nostra visita a un villaggio , racchiuso tra due basi militari, un abitante ci ha raccontato di un campo minato residuo della guerra, adiacente la strada che i bambini percorrono ogni giorno per andare in una delle poche scuole della zona.

L’occupazione civile inizia anch’essa nel 1967, ma è solo dal 1967 che Isreale inizia a interessarsi della zona con una massiccia politica di insediamenti, quando, a chiusura degli accordi di Oslo, si rese necessaria una nuova strategia per definire ulteriori controllo sulla Valle del Giordano. Ad oggi si contano 36 colonie – più un’altra in costruzione – disseminate lungo la valle, per un totale di circa 4.000 coloni; questa crescita di insediamenti è stata  fortemente incrementata dal governo israeliano con agevolazioni fiscali e la progettazione di piani turistici legati alla creazione di zona di ”riserve naturali”, alle quali viene ovviamente negato l’accesso alla popolazione beduino-palestinese.

Dal 1997 ad oggi il processo di land grabbing nella Valle del Giordano ha subito un fortissimo incremento grazie appunto alla politica di DSC_0608insediamenti civili. Attualmente il 50% del territorio è occupato civilmente da Israele tra insediamenti e riserve naturali.  Anche se ai beduini palestinesi è ancora permesso coltivare la poche terre a loro rimaste dopo la confisca e la colonizzazione israeliana, è loro proibito costruire qualsiasi tipo di infrastruttura o strada, e i villaggi beduini vengono sistematicamente e periodicamente demoliti.

Le colonie israeliane hanno pieno dominio delle risorse idriche della zona, mentre ai beduini palestinesi è negato l’accesso alle fonti d’acqua e la maggior parte delle fonti da loro naturalmente fruibili sono state avvelenate dai coloni o chiuse al passaggio perché zone militari.
La privazione dell’acqua in una zona arida ma dedita all’agricoltura è  ovviamente strategica. Nel 1967 infatti, le prime terre ad essere sequestrate furono le terre adiacenti al fiume Giordano,  stabilendo da subito una separazione totale della popolazione dall’elemento centrale della sussistenza del proprio territorio. Attualmente i beduini residenti nella Valle del Giordano possono solo comprare l’acqua dall’esterno, al prezzo di 20NIS (all’incirca 4euro) al metrocubo.

Durante la nostra visita nella Valle del Giordano abbiamo conosciuto il villaggio di Humsa , del quale Abu Ryad ci ha racconta la storia.
Il villaggio è stato distrutto 8 volte negli ultimi anni, ma lui ci mostra con orgoglio le case ricostruite affianco ai calcinacci e gli ulivi che ha piantato tutto intorno.  Ci mostra poi in lontananza un checkpoint.

Il checkpoint in questione è l’Amra checkpoint, uno dei cinque punti di controllo israeliano che racchiudono l’intera area. E’ tristemente rinominato il ”killing point”: dal 2005 sono 5 le persone morte in questo passaggio, l’ultima (24), uccisa da un colpo israeliano mentre tornava dall’università. I checkpoint sono solo uno degli elementi di controllo per la popolazione beduina da parte dei militari israeliani; molti villaggi sono infatti separati dalla strada principale da un gate con orari definiti e limitati, che spesso impediscono il passaggio ad ambulanze e ai bambini di rientrare a casa dopo la scuola, o semplicemente impongono di restare a guardare la propria casa ad una distanza di cento metri per ore ed ore.

Tale  controllo non solo rende inesistente la possibilità di un’autodeterminazioni di tale popolo e la salvaguardia della propria tradizione, ma ne rende impraticabile l’esistenza.

Un simile sistema di soprusi, abusi ed occupazione, protetto abitualmente da ragioni di sicurezza per il governo isrlaeliano e mai contrastato dalla ANP, mira – più che a un semplice annientamento della popolazione beduina – ad una separazione integrale della Valle del Giordano dal territorio della West Bank.

Lungo il confine della Jordan Valley si trova Al Karameh bridge (Allenby Bridge per gli israeliani e King Hussein Bridge per i Giordani), il ponte che collega appunto la West Bank con la Giordania, unico paese confinante con territori palestinesi oltre ad Israele. La valle del giordano è in questo senso una zona altamente stragetica: questa terra è l’unico passaggio di entrata e uscita per i territori palestinesi che non passi per via israeliana.

Controllare la Valle del Giordano significa strozzare l’intera West Bank.

I vols del progetto “Interventi civili di pace”

promosso da Assopace Palestina, Servizio Civile Internazionale, Un Ponte per…, Rete IPRI

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