RESISTENZA POPOLARE

La Palestina che r-esiste

Arrivati a Ramallah incontriamo Lema, la referente in loco del nostro progetto di Intervento Civile di Pace. Giovane avvocatessa ventisettenne, è la vicepresidente dei Popular Struggle Coordination Committee (PSCC). Caschetto alla moda, occhiali da sole, maglietta e sigaretta alla mano, ci introduce il percorso di resistenza nonviolenta dei PSCC. Cresciuta nel contesto cittadino apparentemente normalizzato di Ramallah, dopo aver vissuto la seconda Intifada cercava solo una vita “normale”, ma partecipando ad una manifestazione contro la costruzione del muro a Bil’in (ovest di Ramallah) è stata conquistata dalle nuove forme di resistenza popolare. Infatti lontano dalla città, nei villaggi direttamente a contatto con le colonie israeliane e col muro di separazione, la lotta dei palestinesi contro l’occupazione continua quotidianamente.

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Uno di questi villaggi è Kufr Qaddoum, dove passeremo i primi dieci giorni di intervento, affiancando i contadini palestinesi nella raccolta delle olive. Kufr Qaddoum è un villaggio rurale poco distante da Nablus che soffre pesantemente la vicinanza con le colonie. Da una parte, data la presenza di due insediamenti, la strada che permetteva di raggiungere Nablus in pochi minuti è stata chiusa dall’esercito israeliano, quindi i tempi e i costi per arrivare in città sono triplicati. Dall’altra, anche la raccolta delle olive è fortemente ostacolata dagli attacchi dei coloni nelle terre adiacenti gli insediamenti. Per questo ogni venerdì dal 2011 gli abitanti del villaggio in coordinamento con il PSCC organizzano proteste nonviolente lungo la strada sbarrata a cui oggi prendono parte anche attivisti internazionali e gruppi israeliani contro l’occupazione.

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Il leader delle proteste locali, Murad Shtaiwi, è stato più volte arrestato dalle Forze di Sicurezza Israeliane ed è tuttora in carcere con una condanna di dieci mesi e una penale di circa 2000 euro. La sentenza contro Murad e gli altri attivisti di Kufr Qaddoum si basa in larga parte sulla testimonianza di due uomini detenuti e interrogati per un mese in maniera coercitiva in una prigione di massima sicurezza.  Noi crediamo che questo arresto faccia parte di una strategia più ampia per fermare le proteste popolari in Palestina.

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Tuttavia, come abbiamo potuto vedere alla manifestazione dello scorso venerdi (3 Ottobre 2014), la partecipazione popolare è ancora ampia, sentita e organizzata. A tutto questo l’esercito israeliano ha risposto ancora una volta con un massiccio lancio di lacrimogeni, skunk water e rubber bullets ferendo due manifestanti.

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Zeituna resistente

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