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Vite sospese, vite occupate

Dopo una settimana passata con gli abitanti e i contadini di Kfar Qaddoum, realizziamo di vivere in una bolla in cui la tranquillità apparente è frutto di un’impressione superficiale. La quotidianità serena della raccolta delle olive e l’atmosfera familiare in cui siamo immersi contrasta con le voci e le notizie che ci raggiungono puntualmente in tarda serata. Sentir parlare di accoltellamenti, sparatorie, attacchi e marce dei coloni ci strappa temporaneamente, ma mai del tutto, dalla quiete che viviamo tutti i giorni. I nostri amici hanno gli occhi stanchi mentre ci parlano con gentilezza della raccolta da fare l`indomani, perché la notte fanno le ronde per proteggere il paese dall’invasione di coloni furiosi che tentano di attaccare le case del villaggio e hanno già assaltato altri paesi vicini.

I mass media parlano di israeliani inspiegabilmente aggrediti da terroristi arabi, mentre l’estrema violenza dei coloni nei confronti dei villaggi viene taciuta e rimossa, frutto malato di un’occupazione che dura ormai da oltre sessanta anni e che violentemente opprime la popolazione palestinese. Nessuno parla della mostruosa espansione delle colonie, del moltiplicarsi infinito di nuovi avamposti che ormai punteggiano la linea di orizzonte per gli abitanti dei villaggi e delle citta`, degli impedimenti alla libera circolazione, della continua erosione di territorio che i contadini sono costretti a subire aggrappandosi fino all’ultimo centimetro di terra coltivabile e ai loro uliveti secolari.

La bII Judith Jordà Frias2olla alla fine si è infranta con gli spari che hanno colpito un signore sessantenne che in prima linea sventolava una bandiera palestinese (vedi foto) durante la manifestazione del venerdì a Kfar Qaddoum organizzata dai comitati di resistenza popolare non violenta. Eppure i colpi non provenivano dai soldati che il corteo fronteggiava, bensì da ovest, dove alcuni cecchini erano posizionati a un centinaio di metri di distanza su una collina. Il fatto che il colpo sia partito dal cecchino, invece che dai soldati schierati apertamente di fronte ai manifestanti, è una chiara dimostrazione, che la popolazione palestinese sia costantemente sotto minaccia armata. La condizione di vita che questa situazione produce, dimostra la capacità di assedio totale sui corpi e le menti dei palestinesi che lottano contro l’occupazione. Il messaggio è chiaro: la volontà della forza occupante è quella di dissuadere sin dall’inizio i manifestanti, a cui viene negato il diritto al dissenso e a qualsiasi forma di resistenza, seppur non violenta.

ferit Judith Jordà Frias

Se da un lato il tentativo di esasperare i Palestinesi è artato per compiere l`atto finale di dissoluzione della vita delle popolazioni in Cisgiordania, dall’altro è un atto terribile e pericoloso, perché costringe a un conflitto con gli occupati anche il quasi milione di coloni presenti sul territorio: se anche avesse un qualche successo, farebbe pagare un prezzo altissimo di sangue ad entrambe le parti. Nonostante la dichiarata linea politica di Tel Aviv per una soluzione negoziata del conflitto, la reale scelta politica e militare israeliana è stata quella di sclerotizzare e radicalizzare il conflitto. L’invasione della Cisgiordania da parte di oltre 800,000 coloni ha prodotto una impossibilità di coesistenza che diventa, parafrasando un amico palestinese, ‘la scelta tra la mia vita e la tua (colono, ndr)’. Ed è proprio in questi giorni di crescente violenza, in cui abbondano speculazioni sullo scoppio di una Terza Intifada, che si dimostra in modo inequivocabile l’assoluto e imperituro disprezzo da parte di questi artefici del terrore del valore della vita di tutti gli uomini e donne che abitano questa cosiddetta Terra Santa.

Foto di Judith Jordà Frias

Le sette lune rosse

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