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At-Twani: resistere è vivere

Dopo i primi giorni passati nelle città di Al-Quds (Gerusalemme), tormentata dall’occupazione che gli israeliani vogliono nascondere ai numerosi e spesso indifferenti turisti, ci siamo spostati a Ramallah. Qui, dove i problemi sono tanti e la gente si sforza di vivere una vita normale, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare i rappresentati del Coordinamento dei Comitati di Resistenza Popolare (PSCC Popular Struggle Coordination Committee).

L’indomani prendiamo il service e andiamo verso le colline I paesaggi ed i tramonti sono suggestivi, la vita scorre lenta seguendo i ritmi della natura. In questi paesaggi sorgono qua e là villaggi di gente semplice, soprattutto pastori. “Non chiamateci beduini, questa parola ci fa molto male. Noi siamo i palestinesi che hanno sempre vissuto qui e la nostra volontà è di restare. Siamo sedentari e non nomadi come i beduini” ci spiegano. Infatti, la parola “beduini” riferita a loro fa il gioco dell’occupazione israeliana che vuole mandare via questa gente dalle proprie terre e li considera, quindi, nomadi. Eh già, immaginate questo paradiso bellissimo diventare un vero e proprio inferno grazie all’arrivo delle colonie illegali e dell’occupazione militare. Siamo nel villaggio di At-Twani e le colline in questione sono quelle a sud di Hebron.dscn0247

Ma dicevamo, come ha fatto questo posto a diventare un inferno? È molto semplice: è bastato costruire una colonia, quella di Mahon, illegale per il diritto internazionale, ed un avamposto che si chiama Avat Mahon, illegale persino per la stessa legge israeliana e sotto ordine di sgombero. Mentre le case palestinesi vengono sgomberate e demolite come fossero rami secchi da tagliare via, nutriamo seri dubbi sul fatto che il governo di Israele voglia effettivamente evacuare questo avamposto, considerando che dopo le ultime elezioni del 2015 i coloni hanno acquisito un peso maggiore all’interno del governo.

Gli abitanti di At-Twani ci spiegano che Avat Mahon è abitato da coloni particolarmente fanatici, convinti di essere stati scelti da Dio per liberare questa terra dagli infedeli. Il villaggio di At-Twani è un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli altri piccoli villaggi della zona, è infatti l’unico ad aver ottenuto un piano regolatore ed uno dei pochi ad avere l’acqua corrente e l’elettricità. Possiede anche una scuola che accoglie tantissimi studenti dai villaggi vicini, ma anche andare a scuola qui è un’impresa titanica.

Infatti, i bambini degli altri villaggi, per raggiungere At-Twani evitando di percorrere un tragitto lungo più di due ore, sono costretti a passare per un sentiero che si trova esattamente al centro tra la colonia e l’avamposto, dove è capitato più volte che i coloni aspettassero questi “pericolosissimi” bambini per picchiarli e lanciargli pietre. Dopo che negli anni scorsi alcuni attivisti italiani e statunitensi, che si erano mobilitati per rimediare a questa situazione, sono stati gravemente feriti da alcuni coloni mentre accompagnavano i bambini a scuola, il governo israeliano è stato costretto a mandare ogni giorno una jeep di soldati che, un po’ contro voglia e molto spesso con ritardo, scortano i bambini per il sentiero. At-Twani è l’unico villaggio della West Bank in cui esiste questo tipo di scorta. Il nostro compito in questi giorni è monitorare che i bambini compiano questo tragitto senza problemi. Di fondamentale aiuto per il villaggio sono i volontari dell’Operazione Colomba che con grande dedizione da oltre dieci anni non lasciano mai il villaggio senza la presenza attiva di internazionali che tengono sott’occhio la situazione.

I pastori corrono altrettanti pericoli quando si recano al pascolo, essendo spesso attaccati dai soliti coloni. Il pericolo qui è continuo e lo si vede dalle demolizioni delle case in tutta la zona delle colline, come a Mufakara, altro villaggio che abbiamo visitato e dove le piccole costruzioni sono nascoste sotto finte tende per evitare ulteriori demolizioni. Inoltre un grosso blocco di cemento ci avvisa di essere in piena “firing zone”, ossia una zona utilizzata dall’esercito per le esercitazioni militari. Qui il soffio incessante del vento è spesso coperto dai rumori delle esplosioni e dalle raffiche di mitra. Questa è la situazione in cui si trovano tutti i villaggi nelle colline a sud di Hebron, lo si comprende anche dagli occhi stanchi di Hafez, rappresentante della comunità e storico membro della resistenza popolare nonviolenta, che con enorme gentilezza ci ospita nella sua casa.

La vita è estremamente dura per chi vuole solo avere il diritto di vivere nella propria terra. “La nostra esistenza è la nostra resistenza” ci dicono, potrebbe anche sembrare soltanto uno slogan, ma dopo una settimana qui possiamo assicurarvi che niente di più vero è mai stato detto. At-Twani è un ottimo esempio di resistenza non violenta: esistere è resistere e resistere è vivere, quando vogliono toglierti tutto e quando la tua stessa vita è di intralcio ad un enorme piano coloniale.

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