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L’ulivo, il vento e la terra


Insieme

Il sole mattutino splende sulla campagna di Burin e le nuvole corrono nel cielo accarezzando le colline di ulivi. Dal finestrino dell’auto il paesaggio è immobile e pacifico ma ricoperto tutto di uno sottile strato di polvere. La polvere è ovunque: sulle auto lavate continuamente, su i passanti che ci salutano, sui contadini che raccolgono olive, sugli alberi e i loro frutti, sui paesi palestinesi nelle valli e sulle colonie israeliane che li guardano dalle vette. L’auto finalmente si ferma e ad accoglierci alla fine dello sterrato c’è un uomo con un bastone da passeggio in una mano e l’altra tesa verso di noi per darci il benvenuto. La sua famiglia possiede degli ulivi su un pendio a ridosso dei confini della colonia israeliana Yitzhar e la presenza di noi tre italiani con loro durante la raccolta li rassicura. Dopo il ’48 le terre più fertili della Palestina furono confiscate da Israele, ma l’agricoltura di sussistenza non ha mai cessato di resistere nella West Bank dove gli ulivi sono rimasti una delle principali coltivazioni. A Burin come in tanti altri villaggi, i contadini sono costretti ad aspettare il permesso concesso arbitrariamente dall’esercito israeliano all’interno del periodo indicato dall’autorità palestinese per poter raggiungere la terra di proprietà famigliare da tempi dei propri avi. Nonostante la divisione del ’48 sono nate molte colonie illegali all’interno delle terre palestinesi. I coloni sono soliti ad atti persecutori nei confronti dei contadini e dei pastori bruciando e rompendo gli ulivi, uccidendo il bestiame e rendendo i lavori nei campi estremamente pericolosi. La presenza di  volontari internazionali, come noi, cerca di essere un deterrente accrescendo la sicurezza delle famiglie e scoraggiando le azioni dei coloni. 

Raggiunto il terreno scorgiamo gli altri membri della famiglia tra le fronde di un ulivo, chi in cima alle scale, chi in bilico su un ramo. Il nostro arrivo viene accolto con grandi sorrisi e dopo poco ci troviamo anche noi immersi totalmente in quell’apparente paesaggio di pace e di polvere.

 

La parte aerea- la raccolta

Prima di ogni cosa la raccolta è un attività sociale e per tale motivo e sempre condita di musica, canzoni, chiacchiere e risate, anche quando essa avviene in luoghi considerati pericolosi. Così tra le note musicali di una canzone araba uno dei ragazzi mi si avvicina. Bilal, con un cappellino in testa, una maglietta del colore della terra e uno sguardo curioso mi spiega il lavoro. La tecnica per la raccolta delle olive si basa sulla caduta delle drupe su dei teli posizionati al di sotto delle fronde, le quali per distaccarle dai rami ci sono principalmente tre metodi: il primo è il più semplice e più comune, è l’uso delle mani. Si distaccano le olive una a una o scorrendo a pugno chiuso i rami più fruttuosi. Quando le fronde sono particolarmente cariche si può usare un pettine che aumenta la portata  ma spesso si incastra tra i rami e a volte risulta un po’ difficoltoso da usare. In fine per le frasche più alte il bastone è utile per scrollare dove la mano non può raggiungere. Quasi tutti i rami degli alberi si protendono verso l’esterno senza mai crescere troppo in alto o troppo fitti dando l’impressione di crescere a misura d’uomo, ma quei profili sono in realtà l’opera di una scultura curata anno dopo anno, generazione dopo generazione. La potatura solitamente guida l’albero ad estendersi a forma di cono, in modo tale che al centro di esso possa crearsi un’area vuota utile all’albero per ricevere più luce e più ossigeno e utile al proprio custode per arrampicarsi rapidamente raggiungendo tutte le sue parti. Il taglio dei rami avviene a fine ottobre o novembre al termine della raccolta, ma Bilal, con la testa tra le foglie, mi racconta che lui e suo zio non sempre riescono a prendersi cura di tutti gli alberi a causa delle restrizioni all’accesso dei campi e così molti alberi stanno perdendo le loro forme e la loro prosperità. Di certo non è il caso dell’ulivo dalla cui cima svetto, elegante e prospero, apprezzato anche da qualche uccello che ha nascosto il suo nido tra le fronde. L’altezza tuttavia non mi esclude dalle fragranze di legna bruciata e di caffè che sotto di me bolle in un pentolino.

 

La parte sotterranea – il riposo

Un’altra parte fondamentale della raccolta è il riposo, un dovere assoluto cui ogni partecipante deve assolvere. La tazza di caffè scotta e cerco di poggiarla a terra mentre mi viene offerto un pacco di biscotti e un sorriso gentile. Tutto il gruppo è seduto all’ombra di un albero, al di fuori il sole fa scintillare gli opali disseminati sul campo di terra nuda. L’uliveto è stato arato. Anche per questo lavoro è necessario il permesso mi avvisa Bilal, viene rilasciato una volta all’anno per un massimo di tre ore. In realtà il suolo andrebbe lavorato tre volte l’anno ed è un lavoro fondamentale. Infatti l’aratura rimuove lo strato superficiale di erba mescolandolo al terreno in modo da limitare il rischio di propagazione degli incendi, soprattutto su quel pendio dove i coloni li appiccano ogni estate. Non solo, aumenta l’ossigenazione del terreno, lo disinfesta da malattie e insetti nocivi e diminuisce la traspirazione dell’umidità attraverso il suolo riducendo il rischio di siccità estiva. Curioso di scoprire i segreti nascosti dentro quel mondo sotterraneo sollevo una pietra e un piccolo ragno scappa via spaventato.

 

Equilibrio

L’uliveto è vivo, non è solo un insieme di alberi ma è il matrimonio di un ecosistema naturale e sociale. È l’habitat di piante e animali che sopravvivono grazie agli equilibri mantenuti dagli ulivi nella terra e nel cielo, ma è anche la casa dei loro custodi da cui traggono il sostentamento economico, saldano i legami tra di loro e si assicurano la prosperità delle proprie generazioni future.

 

Le Olive Grasse

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