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Le forze dell’occupazione reprimono la resistenza popolare in Jordan Valley.

Aggressioni da parte di coloni ed esercito israeliano, arresti tra gli
internazionali.

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Nei giorni del 24 e 25 ottobre si è tenuta ad Al Farah (Jordan Valley-West Bank) la IX Conferenza Nazionale dei Comitati di Resistenza Popolare, allo scopo di creare una strategia per la Resistenza Popolare Palestinese contro la colonizzazione e l’apartheid delle forze di occupazione israeliane. La conferenza si è chiusa con una chiamata alla manifestazione organizzata per il giorno successivo, sabato 26 ottobre u.s., presso l’insediamento illegale situato nel villaggio palestinese di Khirbet Al Maleh.

L’azione ha coinvolto circa 150 attiviste e attivisti palestinesi e internazionali che si sono radunati intorno alle 11 ai piedi dell’outpost, con lo scopo di contestare i lavori di ampliamento che da qualche tempo stanno minacciando la costruzione di una vera e propria colonia. Il corteo si è diretto pacificamente verso l’insediamento, dove sono iniziati fin da subito i primi tafferugli con i coloni israeliani -alcuni anche armati- prontamente ripresi da entrambe le parti e dalla stampa palestinese. Nel frattempo alcuni manifestanti sono riusciti a sostituire la bandiera israeliana dell’insediamento con quella palestinese, decidendo così di terminare l’azione.

Mentre il corteo si muoveva verso le auto, sono sopraggiunti i soldati israeliani che hanno bloccato la strada ai mezzi e trattenuto alcune decine di manifestanti già a bordo, costringendo i restanti a proseguire a piedi lungo la scarpata.
Durante la fuga l’esercito ha utilizzato lacrimogeni e granate stordenti che hanno consentito di atterrare e aggredire violentemente due manifestanti palestinesi. Gli internazionali hanno cercato di limitare la veemenza dei militari facendo da scudo con il proprio corpo ed evitandone l’arresto. I due sono rimasti a lungo immobilizzati a terra e ammanettati.

 

Nonostante l’arrivo dell’ambulanza chiamata in soccorso, i soldati hanno impedito ai sanitari di intervenire immediatamente. Solo dopo lunghe trattative gli operatori hanno potuto somministrare ai feriti le cure di emergenza per poi riuscire a trasportarli sull’ambulanza solo grazie alla scorta di un cordone di manifestanti.

 

Successivamente, il corteo si è diretto verso l’ambulatorio del villaggio per ricostituirsi e da lì proseguire in auto per il villaggio di Bardala. Qui è giunta la notizia che l’esercito era entrato nel villaggio alla ricerca dei manifestanti, mentre le special forces facevano irruzione nell’ambulatorio ormai svuotato. Alla luce di ciò il gruppo ha prudentemente atteso che l’allerta passasse nascosto in un campo di alberi di guava di un contadino locale.

Nel corso della giornata di sabato sono stati arrestati venti attivisti internazionali di nazionalità spagnola, francese e israeliana, nonché trattenuta un’auto all’interno dell’insediamento il cui rilascio è ancora in fase di negoziazione. Gli attivisti sono stati interrogati e dopo qualche ora ne è stato disposto il rimpatrio immediato. I palestinesi ricoverati si trovano ora in stato di libertà e, sebbene in buone condizioni di salute, temono costantemente un eventuale arresto unitamente agli altri attivisti locali identificati nei video.

Alla luce della risonanza mediatica ottenuta, si può affermare che la manifestazione ha riscosso notevole visibilità e solidarietà tra palestinesi e non. Tuttavia, risulta evidente come l’incremento della repressione messa in atto da un dispositivo militare e di polizia israeliano sempre più violento, sofisticato e diffuso renda via via più difficile praticare qualsivoglia tentativo di resistenza e lotta popolare.

stillalaiv

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